Pubblico entusiasta come da Manuale

Il pubblico lo ha premiato a suon di euro lasciati al botteghino e il regista Veronesi gongola togliendosi, nei confronti di una critica non benevola, qualche sassolino che gli dava evidentemente fastidio. Difficile, del resto, dare torto a chi, nel primo week-end, a livello nazionale, ha portato a casa oltre sei milioni di euro, secondo risultato di tutti i tempi, per un film italiano, dopo l’inavvicinabile Pinocchio di Benigni. Manuale d’amore - capitolo 2 (dopo questo, ne usciranno altri tre) è, prima che un film, una scommessa vinta. Ci hanno bombardato, da almeno un mese, di immagini allettanti, facendoci pregustare scene bollenti tra Scamarcio e la Bellucci, che non si poteva non andare al cinema e togliersi la curiosità. Ora, davanti alle cifre è difficile fare il bastian contrario; però l’impressione è che, nonostante il bel cast (pur talentuoso) messo insieme dal regista apprezzato di Per amore, solo per amore, la pellicola non si sottragga ad un senso generale di grigiore. L’episodio, già citato, della Bellucci che seduce il paraplegico Scamarcio manda subito alla memoria i pruriginosi film anni Settanta anche se qui scappa qualche involontaria risata. Poi, viene sancito, con i successivi due episodi, che la Spagna di Zapatero è la nuova «terra promessa» dei nostri autori. In Maternità, infatti, Barbara Bobulova e Fabio Volo volano in terra iberica per la fecondazione assistita, mentre Albanese e Rubini, danno vita, nel migliore degli episodi, ad una coppia gay che solo in Spagna può coronare il sogno di un matrimonio riconosciuto. Infine, Verdone (Amore estremo), uomo sulla cinquantina, rischia la sua vita a furia di esperimenti sessuali con una giovane insaziabile. La sensazione è che di risate, in sala, se ne sentano molte meno che non nel primo Manuale d’amore, che rimane, per ora, con la sua intelligente leggerezza, irraggiungibile.
Molto bello è il corale Bobby, con un Emilio Estevez bravissimo a girare alla Altman, regalandoci un ritratto di un’America che rimpiange la fine ineluttabile di un’epoca. Il 6 giugno 1968, nell’Ambassador Hotel, il Senatore Robert F. Kennedy venne assassinato. Le sue ultime ore vengono raccontate attraverso le esistenze di 22 ospiti che si trovavano nell’albergo, gente comune che, meglio di ogni altra, sapeva cogliere il senso delle parole di Kennedy. Il cast, eccellente, recita senza la minima sbavatura anche se un plauso particolare va alla Stone versione parrucchiera che duetta in maniera mirabolante con l’ebbra Demi Moore. Preso per mano da una colonna sonora suggestiva, lo spettatore avrà modo di ripensare, con nostalgia, a come eravamo e, soprattutto, a come è cambiato, in peggio, il modo di vivere la politica.
I film più visti a Genova nell’ultima settimana. 1) Manuale d’amore 2; 2) La ricerca della felicità; 3) Rocky Balboa; 4) Casino Royale; 5) Apocalypto; 6) The prestige; 7) The Guardian; 8) Deja Vu; 9) Bobby; 10) Giù per il tubo.
maurizio.acerbi@ilgiornale.it