Il pubblico di Madrid sfiducia Capello, il Real lo conferma

Tempi duri in Spagna per l’allenatore italiano che non è riuscito a far decollare il club del presidente Calderon, sconfitto in casa anche dal Levante. Dopo l’ultimo ko in campionato, i sondaggi tra i tifosi e la stampa lo scaricano. La società: "È l’unico che può ancora risollevarci"

Capello se l’è cavata per la seconda volta nel giro di un mese. Il direttivo del Real gli ha confermato la fiducia, ma stavolta il «fino a quando?» è d’obbligo. Il Real di oggi sembra l’Inter di qualche anno fa: un allenatore in balia dei risultati, un dentro-fuori di giocatori come si trattasse di un saloon, il pubblico che mugugna, il presidente che tentenna. Anche Capello sta provando l’ebbrezza del sentirsi sotto esonero. Lui, dopo la sconfitta di domenica sera contro il Levante, ha fatto sapere che mai si dimetterà. Calderon, il presidente, e Mijatovic, il direttore sportivo, gli hanno concesso l’ennesima licenza di uccidere chi lo vorrebbe messo alla porta. «È l’unico in grado di risollevare il Real nel modo in cui tutti speriamo» ha spiegato Miguel Angel Arroyo, portavoce della giunta direttiva.
A Madrid Don Fabio comincia a non passarsela bene, almeno dal punto di vista sportivo, e con lui Calderon che non ha nemmeno potuto brindare alla vittoria giuridica, quella che ha confermato il blocco dei voti per posta, quindi il suo successo elettorale. La tifoseria merengue ha mostrato i fazzoletti bianchi, il simbolo della protesta. I sondaggi indicano che il pubblico avrebbe già fatto piazza pulita. Secondo quello di As, uno dei due giornali sportivi di Madrid, Capello ha ricevuto quasi l’80 per cento di pollice verso. Secondo il sondaggio di Marca, l’altro quotidiano sportivo, il non più mitico Don Fabio viene ritenuto colpevole della crisi dal 23 per cento dei votanti, anche se quasi il 50 per cento pensa che la colpa sia da dividere fra tutti. Anche i titoli dei giornali non sono stati per nulla benevoli. «Bisogna accompagnare Capello alla frontiera», dice uno. «Capello vattene!» dice un altro. A Barcellona si stanno divertendo come al circo e raccontano: «Il Bernabeu si stufa di Capello», oppure «Capello fuori, Calderon dimissioni».
Tutto di traverso dopo l’ultima sconfitta che ora arrocca il Real al 4° posto in classifica, ma segnala che questa è la peggior classifica dal 1999-2000 e che la squadra non segnava così poco (28 gol) dal 1984-85. Brutto vivere per gente abituata al gioco che fa scintille, ai gol che offuscano gli occhi, ma anche a non vincere nulla dal 2003. Ormai Calderon ha sposato la linea Capello, ovvero fuori dai piedi Cassano, Ronaldo e Beckham e largo alle speranze e ai fedelissimi. Unico modo per lasciare tutte le responsabilità al tecnico che potrebbe pagare a fine stagione, nonostante quel contratto da 18 milioni di euro per tre anni e con la postilla che un esonero garantirebbe una liquidazione d’oro.
Ecco una ragione in più per pensare che solo Don Fabio possa risollevare l’onore e le sorti di una squadra che non è più galactica, ma solo un po’ lessa. Dopo aver avuto Figo, Zidane e Ronaldo, il Real è andato accatastando gente come Owen, Beckham, Robinho, Cassano. Troppi uno dopo l’altro. Figuriamoci per uno come Capello che ha promesso piazza pulita facendo spendere cifre da capogiro. «Cambiare un ciclo non è facile, è solo una questione di tempo», si è giustificato Mijatovic prima di spiegare che Ronaldo non è stato cacciato, ma si è accordato per andarsene. Il tifoso del Real ormai rimpiange tutto e tutti, ma soprattutto Vicente Del Bosque, l’uomo con il quale il Real vinceva. E Del Bosque, che pur si dice amico di Capello, ieri ha rimesso naso nelle cose madrilene. Lui è pronto.