Publia

Nel IV secolo, ad Antiochia, la matrona Publia, patrizia cristiana, era rimasta vedova. Decise di non risposarsi e di vivere da lì in avanti da consacrata. Riunì nella sua grande casa altre donne che avevano preso la medesima decisione e il risultato fu una specie di monastero domestico di cui Publia era di fatto la superiora. Narra lo storico Teodoreto di Ciro che nell'anno 362 l'imperatore Giuliano l'Apostata si trovava ad Antiochia per organizzare una campagna militare contro i persiani. Quell'imperatore era noto per non avere lesinato sforzi al fine di estirpare la religione ufficiale dell'impero (cioè, il cristianesimo) onde ripristinare l'antico culto pagano. Mentre col suo seguito passava davanti alla casa di Publia sentì provenirne il canto corale del Salmo 115, che recita: «Gli idoli delle genti sono argento e oro, opera delle mani dell'uomo: hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono». E poi aggiunge: «Sia come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida». L'imperatore lo prese come un affronto personale e mandò le sue guardie a intimare a Publia e alle altre donne di smetterla. Ma quelle per tutta risposta intonarono il Salmo 68: «Sorga Dio, i suoi nemici si disperdano».
Le guardie allora percossero le donne e Giuliano in persona le minacciò che si sarebbe ricordato di loro al suo ritorno. Ma l'imperatore non tornò mai più perché cadde ucciso in battaglia proprio in quella spedizione. Nessuno si ricordò più della sua minacciosa promessa alle consacrate di Antiochia e Publia andò avanti tranquillamente fino al 370 (forse), anno in cui morì nel suo letto.www.rinocammilleri.it