Puccini: "So interpretare anche donne moderne"

Successo di ascolti per <em>Tutta la verità</em>, la miniserie di Raiuno: &quot;Del Noce credeva molto in questo prodotto e aveva ragione&quot;. Poi rivela: &quot;Ero legata a Elisa, ma ero stanca di storie in costume&quot;

Roma - Una soddisfazione che vale tre. Per l’ascolto che ha ottenuto; per averlo ottenuto all’ultimo momento; per esserci riuscita con un personaggio diverso. Vittoria Puccini ha tre motivi, per brindare al successo di Tutta la verità: la fiction di Raiuno che ha vinto le serate tv di domenica e lunedì, raggiungendo il 27 per cento di share e battendo Intelligence con Raoul Bova su Canale 5. «Una vittoria entusiasmante e inaspettata», gioisce la bionda attrice.

E invece il pubblico non ha avuto dubbi, su chi premiare. Come mai?
«L’ho capito quando, andando ospite alla Vita in diretta, ho sentito i tecnici, le maestranze, gli altri ospiti, discutere della nostra fiction. E lo stesso mi era capitato per strada, dove tutti mi fermavano per chiedermi: “Chi è l’assassino? Giulia tornerà in famiglia?”. Insomma: abbinando un tema sentimentale, come il tradimento e la riappacificazione all’interno della coppia, ad un genere ormai raro, come il noir, molti hanno trovato qualcosa di sé, nella storia di questa donna felicemente sposata, che all’improvviso perde la testa per un altro...».

Un contributo l’avra dato anche l’immagine di un’attrice che il pubblico ricordava come la romantica «Elisa di Rivombrosa»?
«Penso di sì. Il che dimostra che, anche se la gente mi ricorderà sempre come Elisa (e io rimarrò sempre legata a quel personaggio), sa amarti anche in un ruolo diverso. Il massimo, per un attore. Qualche problema, semmai, ad interpretare un personaggio con una carica sensuale e un dramma interiore così forti, l’ho avuto io. Temevo di non essere all’altezza. Ma ero rimasta inattiva per quasi due anni, proprio perché aspettavo un ruolo finalmente fuori dalle storie in costume».

Insomma: non è il pubblico a pretendere sempre le stesse cose, ma i produttori a non voler rischiare?
«Spesso è così. È ovvio che i telespettatori si affezionino ai personaggi riusciti. Ma non si può riproporglieli all’infinito. Dopo Elisa ci fu l’esplosione delle storie in costume. E la gente, giustamente, non ne poteva più. Ma se si ha il coraggio di cambiare, oltre al talento per farlo, il pubblico ti premia».

E poi c’era l’incognita della programmazione improvvisa. Come vi sentite voi attori quando, dopo aver lavorato per mesi ad un prodotto, ve lo vedete mandato in onda per salvare il salvabile?
«Una volta mi arrabbiavo. Ora ho capito che è tempo perso. Non siamo noi interpreti, né il produttore, né il regista, a decidere la messa in onda. Stavolta, nonostante la fretta, Raiuno e Del Noce credevano nel prodotto e lo hanno supportato con la promozione necessaria».

Ora che ha dimostrato di saper interpretare donne dell’oggi, qual è il suo sogno?
«Vorrei provarmi nella commedia brillante. Ho appena finito di girare il film di Gabriele Muccino Baciami ancora, il seguito de L’ultimo bacio in cui interpreto il ruolo che fu di Giovanna Mezzogiorno. Ma questa è stata una commedia dai toni amari. E poi sarò nella fiction della Rai su Basaglia, La città dei matti, dove sarò una malata mentale. Insomma: la voglia di ridere, e di far ridere, ora mi viene spontanea».