Il puffo Sella gigante nella corsa dei nani

A Pampeago vince lo scalatore veneto dopo una fuga di 180 km. I grandi non si muovono. Bosisio strappa la maglia a Visconti, ma Contador è a 5’’ dal rosa

Alpe di Pampeago (Trento) - Manca solo Biancaneve: i nanetti ci sono tutti. Stretti stretti, vicini vicini. Piccoli come sono, ci stanno in pochissimo spazio: più o meno, un minuto. Questo è il Giro d'Italia 2008: una miniatura. Un grande avvenimento formato mignon. Scattini, distacchini, campioncini. Con la brutalità che gli è tipica, il matusalemme Gibo Simoni va ben oltre i vezzeggiativi: «Ho visto più un branco di pecore che di leoni». Questa la situazione. Si sente la mestissima mancanza di quel personaggio unico e decisivo, capace di infiammare le grandi tappe, da sempre chiamato campione. A chiacchiere, ne abbiamo in abbondanza. Persino d'avanzo.

Sentirli giù di bicicletta lascia immaginare le cose più epiche. Manon appena partono lungo le strade del Giro, i giganti lentamente rimpiccioliscono, fino alla modesta dimensione dei nanetti. Si sente dire a bordo strada, dove incredibilmente continuano ad accalcarsi folle impreviste: «Era meglio quando si dopavano». E forse è pure suggestiva, come ipotesi, perché nell'epoca d'oro dell'epo si sono visti effetti speciali e numeri acrobatici.Masiamo al livello di una battuta feroce. Nient'altro che una battuta. Per un motivo semplicissimo: in realtà, il doping non è mai riuscito nemmeno nel passato a stabilire la differenza tra l'uno e l'altro, visto che come si sa lo praticavano tutti quanti nello stesso modo. Le differenze tra l'uno e l'altro, allora come oggi, le fa solo il talento. Purtroppo, in questa stagione il talento è democraticamente distribuito nel modo più trasversale, un poco per ciascuno, in dosi omeopatiche, senza che nessuno possa dirsi baciato nel modo unico e inimitabile dei grandissimi.

In questo gruppo di nanetti, l'unico che sembra evidenziare chiari segnali di superiorità aristocratica resta lo spagnolo Contador. Difatti è già a 5'' dalla maglia rosa. Purtroppo, si porta dietro il peccato originale d'essersi presentato al Giro in modo improvvisato (per dire: non conosce una sola delle salite in programma). In uno scenario così dimesso, brillano di luce propria i gesti estemporanei degli Emanuele Sella, il puffo che tutti i giorni va in fuga, che tutti i giorni cade, che una volta perde la tappa forando a cinque chilometri dal traguardo (Pescocostanzo), ma anche il puffo dal cuore di leone che riparte puntualmente in fuga al chilometro 13, stacca i complici sul Passo Manghen e si sciroppa gli ultimi cinquanta chilometri in solitudine, presentandosi distrutto e trionfante sull'Alpe di Pampeago. Al suo fianco, brilla ugualmente la maglia rosa di Gabriele Bosisio, gregario assurto al ruolo di principe con la sola forza della generosità.

Sono storie bellissime, e chi può negarlo. Ma è come gustarsi una splendida partita tra pulcini prima di una finale Inter-Milan. Ci si diverte aspettando cose serie. Che poi però non arrivano mai. Che alla fine si dissolvono in uno stracco 0-0. Uno ci resta male. Dopo Sella, dopo Bosisio, l'atteso Inter-Milan propone soltanto patetiche azioni di contenimento. Si gioca a non prendere gol. Alla fine, dopo gli attacchini degli ultimissimi chilometri, è il russo Menchov a guadagnare qualcosina, è il tedesco Kloden a subire di più. Ma si parla di cose minime. Se vogliamo farne una favola, resta comunque la favola dei nanetti. Dove non c'è Biancaneve, dove non compare mai il principe azzurro. Pare, sembra, si dice che stiano tutti abbottonati per pura e semplice paura. Non che sia immotivata: i nanetti sanno che là fuori, nel brutto mondo oscuro delle montagne, li aspettano le insidie più truci.

Oggi il mondo sarà particolarmente crudele, con loro: cinque passi dolomitici, con arrivo sulla Marmolada, sono molto più feroci del lupo nero. Domani, poi, la cronoscalata verso Plan de Corones, una cima per soli sciatori, dove osano le aquile. C'è effettivamente di che agitarsi. Però non esageriamo. Qui siamo al punto che hanno letteralmente paura a mettere il naso fuori di casa. Si tengono stretti stretti, vicini vicini. Tanto che dopo due settimane si ha la fastidiosa sensazione di aver finora girato a vuoto, da Palermo alle Dolomiti in cerca di un personaggio d'autore. Senza risultati. C'è ancora tempo, c'è ancora strada. Per fortuna. Ma da quest'oggi le scuse stanno a zero: se non bastano cinque passi per firmare un'impresa, vadano a farsi quattro passi nei giardinetti. Il Giro 2008, il ciclismo intero, hanno un disperato bisogno di crescere. Al momento è un Giretto. Non è un Giro. Non lo è ancora. E chissà se lo sarà mai.