Pugili e frati, la pittura «sacra» di Bas Meerman Alla galleria Cannaviello, la quarta personale di un giovane artista olandese molto apprezzato all’estero

B as Meerman è l’artista olandese (Hilversum, 1970) in mostra da oggi fino all’11 aprile allo Studio d’Arte Cannaviello, via A. Stoppani 15 (martedì-sabato, ore 10.30-19.30). «E’ la quarta esposizione che Meerman tiene in questa Galleria -dice il gallerista Enzo Cannaviello, fondatore e direttore- Nonostante sia un artista piuttosto giovane, è molto apprezzato, in particolare all’estero». Una «pittura piatta», quella di Meerman, dai contorni sempre ben definiti e i colori accesi: figure forti, non sfumate, dalla fisionomia chiara, con cui l’occhio s’incontra facilmente. Se la prima impressione che sembra di ricavare osservando i quadri è di tranquillità, per la chiarezza della composizione, è solo dopo aver «accolto l’invito», ed aver guardato l’immagine più a lungo, che si scopre anche la vena oltraggiosa che ogni tela racchiude. Si tratta di figure ambigue, che suggeriscono la ricerca, il bisogno di stabilità e il dubbio. Dal pugile, che con uno sguardo indeciso e la testa inclinata mostra i pugni, ai ritratti di san Francesco: «In Meerman prevale il carattere religioso e iconografico» spiega ancora Cannaviello, e infatti molte delle opere esposte sono interpretazioni del tutto originali e autonome della tradizionale iconografia di San Francesco o di Gesù. Nessuna croce, o teschio, con cui viene solitamente raffigurato il Santo, e nessuna stigmate ai piedi o nel costato di Gesù. Semmai un San Francesco colto mentre si allaccia la cintura del saio, bianca e in contrasto col rosso della tunica, o inginocchiato mentre prega, anche se, sotto di lui, in primo piano si vede il libro della Regola che ha le pagine completamente bianche. Sebbene Meerman sia meno «scandaloso» degli anni passati, e questa mostra contiene anche le serie dedicate ai vasi di fiori e ai suoi due cani, simboli della quotidianità dell’artista, comunque i suoi lavori «sprigionano ambiguità», e trapelano una sorta di erotismo, un vago sapore scandalistico. Fisionomie conosciute, a cui ci si affida e da cui ci si ritrae improvvisamente, come traditi, appena si ha guardato veramente il soggetto e come Meerman lo rappresenta (www.cannaviello.eu).