La Puglia ha già detto addio alla «rivoluzione» di Vendola

Gabriele Villa

nostro inviato a Bari

Dovrebbe essere nel pieno, avrebbe già dovuto sbocciare, qui. E invece la «primavera pugliese», quella promessa dal figlioccio bertinottiano Nichi Vendola sta già miseramente sfiorendo. Impietoso il verdetto delle consultazioni politiche che, appena un anno dopo, cancella con un colpo di spugna il «vendolismo», consegna alla Puglia il massimo dei voti del centrodestra e proietta Forza Italia oltre il 27 per cento. Così impietoso che persino il cauto Raffaele Fitto, 37 anni, ex presidente della Regione, coordinatore di Forza Italia, l’uomo della rivincita azzurra già in viaggio verso Montecitorio, prima di chiudere i bagagli giunge a sentenziare che il governo regionale «non è più credibile agli occhi dei cittadini pugliesi».
E un altro eminente azzurro locale, Antonio Leone, rieletto alla Camera boccia il flop «come una sconfitta bruciante per la sinistra radicale» e considera «esaurito il cosiddetto effetto Vendola». Mentre il gruppo regionale di An invita la giunta Vendola «ad andarsene a casa». Peccato. Davvero. Perché oltre a promettere la primavera, e soprattutto una «rivoluzione gentile» Vendola, prometteva, un anno fa, lavoro a tutti i pugliesi e ticket sanitario per nessuno. «Già, prometteva, è proprio questo il punto - sottolinea Fitto -, in campagna elettorale è la cosa più facile che si può fare, quella di promettere. Poi però quando si governa ci si trova di fronte a responsabilità che vanno affrontate con impegno e umiltà, se davvero si vuol lavorare per il bene della comunità. Evidentemente i pugliesi si sono accorti dopo nemmeno un anno che sono stati illusi da un’amministrazione di sinistra che non poteva e non può mantenere quelle promesse...».
E in effetti Nichi, solo un anno dopo quella vittoria sia pure risicata, sul governatore azzurro Fitto, sembra un’altra persona. «Tegnnùse», come dicono da queste parti, tignoso. Ingrigito non solo nei capelli a taglio corto. Persino l’orecchino che porta nel padiglione auricolare, di sinistra ovviamente, pare aver perso smalto. Durante la lunga notte elettorale pugliese l’hanno visto in pochi, Nichi. Dicono che si era tappato nella sua casa di Terlizzi per riflettere meglio prima di parlare. Eppure il vessillifero della «rivoluzione gentile» che aveva fatto un anno fa il colpo grosso di portare, come bottino di guerra, la Puglia a Bertinotti, a parlare, anzi a «straparlare» era piuttosto avvezzo, come gli hanno rimproverato di recente in Consiglio regionale.
Nato a Bari il 26 agosto del 1958. Laureato in Lettere e filosofia, giornalista e saggista, Vendola si iscrive giovanissimo all’Azione cattolica di Terlizzi e contemporaneamente anche alla Fgci. Nel 1990 entra nel Comitato centrale del Pci. È tra i promotori della Lila, Lega italiana lotta all’Aids, ma anche dell’ArciGay. E dopo lo scioglimento del Pci, è tra i fondatori del Prc di cui diventa membro della direzione nazionale. Il resto della biografia è ancora da scrivere. Perché, da quanto è diventato governatore della Puglia, ha inanellato promesse, come quella non mantenuta dell’abolizione del ticket farmaceutico, e viaggi all’estero. Gemellaggi economici con il Montenegro e missioni negli States del costo di oltre 300mila euro o «Case Puglia» a Bruxelles da due milioni e settecentomila euro. Per quelle spese e per altri sprechi, denunciati su queste stesse colonne, se l’è presa col Giornale accusandoci pubblicamente di «killeraggio politico», incassando, peraltro, una controquerela.
Ma ora, dopo la rivincita del centrodestra in Puglia? È uscito dal letargo, giusto ieri e, immusonito, ha distillato la seguente dichiarazione: «La sconfitta del centrosinistra in Puglia non è una bocciatura del mio governo. Se si trattasse di faro autocritica su di me e sulla mia giunta sarei spietato. Ma il messaggio che esce dalle urne è un altro: dobbiamo fare in modo che tutti i componenti della coalizione si sincronizzino sull’orologio del cambiamento per dare risposte concrete ai pugliesi. Se qualcuno nella coalizione dovesse usare questa sconfitta per aprire una fase di destabilizzazione sta sbagliando di grosso». Sincronizziamo pure l’orologio. Ma intanto lui è meglio che stia ad ascoltare il sindaco di Foggia, Orazio Ciliberti della Margherita, che già a settembre, con altri ventun sindaci pugliesi di centrosinistra gli aveva scritto: «...Dal tuo operato stenta a emergere quel diverso rapporto con il territorio che doveva essere il segno più fecondo della tua rivoluzione gentile». Ora Ciliberti si chiede e chiede a Vendola: «Che cosa è successo in Puglia? Perché l’elettorato, dopo aver votato il centrosinistra lo scorso anno, ha avuto una sorta di pentimento? È cambiato il vento, dottore. E così, quello là, il comunista, adesso è teggnùse».