Pugni e calci, fa abortire la moglie

Un incubo durato cinque anni, tra botte, coltellate, stupri e persino un aborto a forza di calci e pugni. Nella speranza che il «mostro» non venga nuovamente condannato con la condizionale, esca e possa «finire il lavoro» ammazzando la moglie. «Quando ci sono queste escalation di violenze - spiega infatti il capo della mobile Francesco Messina - quasi sempre si arriva all’omicidio. Siamo davvero convinti questa volta di essere arrivati in tempo per salvare una vita».
La vita è quella di una peruviana di 31 anni, finita nel 2003 nelle mani di un connazionale, Manuel Sanchez Paitapoma, 24 anni. Clandestino, ma questo ormai sembra non contare più, consumatore e spacciatore di droga, ma soprattutto in preda a un delirio machista che lo porta a considerare la donna una sorta di oggetto.
Comincia a vessarla in ogni modo già all’inizio della loro relazione nel 2003, fino a quando lei trova la forza di denunciarlo. Trovando però una risposta insufficiente da parte dei giudici. Che nel febbraio 2005 lo condannano sì, ma a due anni con la condizionale: libero di tornare a torturare la sventurata. (...)