PULLMAN Il nuovo re del fantasy

L’hanno incoronato erede della Rowling. E la sua eroina Lyra già compete con Harry Potter. L’autore inglese (domani alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna), è uno che fa discutere: gran provocatore, scrive per i soldi e il successo. E sulla religione...

Forse eretico, come lo considerano molti cristiani fondamentalisti inglesi. Di certo gran provocatore e amante del denaro e del successo personale, oltre che delle discussioni teosofiche, che intraprende in pubblico duettando con uomini illustri come l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, che consiglia la lettura dei suoi libri nelle scuole. Creatore di un’eroina, Lyra Belaqua, che compete per spirito, coraggio e avventure collezionate con il maghetto più amato di tutti i tempi, Harry Potter. Insomma cari editori, sospendete le ricerche: il nuovo J.K. Rowling, l’erede di Tolkien, l’antagonista di C.S. Lewis esiste già.
Nella madrepatria dei grandi pentoloni da cui fuoriescono da sempre i maghi, gli eroi ragazzini e i mostri fantasy che incantano i lettori mondiali, la Gran Bretagna, se ne sono accorti almeno dal 1995, anno d’uscita del primo volume della trilogia fantastica Queste oscure materie. Autore, Philip Pullman, inglese di Norwich, classe 1946, ex oxfordiano. Ricoperto, a motivo delle sue fatiche fantasy, di premi e onori tra cui l’Order of British Empire e il Whitbread Prize, prestigioso riconoscimento letterario mai prima conferito a un libro per ragazzi. E da qualche giorno nella classifica dei dieci migliori libri che abbiano mai vinto il Carnegie Medal, il più importante premio dedicato alla letteratura per bambini e ragazzi.
Che Pullman e i suoi libri siano una nuova miniera d'oro a cui attingere per proseguire lo sfruttamento del filone del mito magico se n’è accorto anche il cinema. Il primo episodio della trilogia di cui sopra, La bussola d’oro, sta per essere presentato a Cannes e uscirà nella sale il 7 dicembre, ma, a garanzia del successo atteso, sono già stati girati anche gli altri due capitoli della saga. Manco stessimo parlando di Matrix. Per interpretare gli eroi di Pullman - tutti dotati di un «daimon», alterego fantastico e sostitutivo dell’anima, generalmente di sesso opposto e in forma di animale - sono stati scomodati Nicole Kidman e Daniel Craig, oltre a una nuova stellina prodigio, la dodicenne esordiente Dakota Blue Richards per il ruolo di Lyra, e al regista più amato dagli adulti col complesso di Peter Pan, Chris Weitz, quello di About a boy e American Pie.
Pullman domani sarà ospite a Bologna alla Fiera del Libro per Ragazzi (Sala Suite, ore 15), per intraprendere con lettori e moderatori una delle sue conversazioni preferite, tema: I significati storici e metaforici della letteratura fantastica. Siamo certi che come sempre non perderà occasione per sfoderare la propria professorale competenza su temi borderline come la simbologia cristiana nel fantasy, il ruolo della tentazione e dell’inferno o quello della Chiesa nell’educazione dei ragazzi e magari per spendere di nuovo qualche parola contro C.S. Lewis, visto che più d’una volta ha bollato i suoi scritti come «propaganda»: «Qual è il più grande messaggio cristiano? L’amore. Vi pare questo il messaggio dei libri di Lewis? Proprio per niente» afferma Pullman. Nella sua trilogia, invece, è proprio eros, guardato con apprensione da Lewis e del tutto ignorato da Tolkien, a salvare il mondo, far crescere i ragazzini e metterli in grado di affrontare i veri pericoli. Non è un caso se un anno fa, quando il New Yorker ha dedicato a Pullman una ventina di pagine, non ha esitato a definire le sue opere «fantasy secolare», nel tentativo di contrapporlo proprio a C.S. Lewis, il creatore del «fantasy cristiano».
Nella trilogia Queste oscure materie - il titolo è tratto da un verso del Paradiso perduto di Milton, in cui si indica con questa espressione il caos primordiale - composta dai volumi La bussola d’oro, La lama sottile e Il cannocchiale d’ambra (tutti pubblicati in Italia da Salani), le simbologie all'apparenza anti-ecclesiali si sprecano - a partire dalla presenza di un’opprimente autorità ecclesiastica, il «Magisterium», che nel mondo di Lyra censura le scoperte scientifiche ritenute eretiche e addirittura arriva a uccidere i neonati per «salvarli dal peccato» - tanto che il Catholic Herald ha definito i libri di Pullman «buoni per l’inferno» e c’è chi afferma che lo scrittore segua un’agenda anti-cristiana, tanto che la stampa conservatrice l’ha etichettato qualche anno fa «l’autore più pericoloso che ci sia in Gran Bretagna, quello per la cui esistenza gli atei pregherebbero, se lo sapessero fare». Da parte sua, Pullman ribatte che il «Magisterium» non coincide con nessuna chiesa esistente, ma è una metafora del fanatismo religioso.
Che Pullman conosca bene la materia teosofica non si discute, se non altro perché è figlio di un pastore anglicano. Che sappia come applicarla alla scrittura è fuor di dubbio, tanto che proprio l’università di Norwich gli ha conferito una laurea honoris causa in scrittura creativa e i suoi libri vendono milioni di copie. Che le sue storie siano perfettamente fruibili anche, e forse soprattutto, dagli adulti, liberandolo in parte dall’accusa di voler indottrinare le giovanissime menti con un rovesciamento della Genesi trasformata in una sorta di capitolo epico-metafisico della storia dell’umanità, in cui la disobbedienza a Dio diviene un valore, è ammesso persino dagli anglicani liberali, che lo apprezzano se non altro perché rivivifica il dibattito religioso in letteratura.
Ma che alla domanda «Che cosa la ispira?», Pullman risponda ripetutamente «Il denaro. È quello che mi ha dato la spinta a dividere la saga in tre parti, per guadagnare i soldi un po’ alla volta. Ed è sempre quello che mi spinge a scrivere bene: so che se scriverò male non guadagnerò», ecco, questo per un lettore medio di fantasy, adulto o bambino che sia, è umiliante. Apprezziamo la sincerità, mister Pullman. Ma non possiamo fare a meno di pensare, dopo aver letto 1200 pagine che speravamo scritte da un autore sempre perso in sogni ultrasiderali, che il suo «daimon» sia come quello della sua eroina cattiva Mrs. Coulter: uno scimmiotto con la pelliccia dorata.