Pulvirenti, resa senza condizioni "Basta con il pallone a Catania"

Guidolin: "Non si può andare avanti così". Zamparini: "Troppo lassismo con questi tifosi, delinquenti senza speranza". Il presidente Assoallenatori, Ulivieri: "Intervenga lo Stato"

Incredulità, rabbia e sgomento. I protagonisti di questa notte assurda di Sicilia, hanno ancora davanti agli occhi le immagini della guerriglia pallonara. La tentazione di gettare la spugna è forte. Il presidente del Palermo calcio, Maurizio Zamparini, lancia strali con la consueta veemenza: «Considero dei delinquenti quelli che vanno allo stadio a fare a botte. Io personalmente ho sempre detto, fin da quando sono arrivato a Palermo che, nel caso di gravi incidenti nel nostro stadio, sarei andato via subito. In questo momento penso solo ai genitori di quel povero ragazzo che era allo stadio per lavorare». Zamparini ne ha per tutti, sedicenti tifosi, società e politici, rei di non aver ancora eradicato il cancro della violenza negli stadi. Ad ogni tragedia, lacrime di coccodrillo e voci grosse, poi tutto torna come prima, se non peggio. «Stasera nessuno ha vinto, ma abbiamo perso tutti» tuona Zamparini. «Questi non sono tifosi, sono delinquenti che in altri Paesi come l'Inghilterra sono stati arrestati e puniti severamente. Il lassismo italiano, invece, permette che ancora accadano queste cose». Per Zamparini occorrono misure drastiche: «È inutile che si pensi siano le società a risolvere il problema della violenza negli stadi. Cosa dovremmo fare? Ci limitiamo agli appelli, ma non basta: ci vogliono leggi severissime».
Profonda amarezza anche dal tecnico del Palermo Francesco Guidolin: «Purtroppo quello che è successo stasera ha penalizzato lo sport, non si può andare avanti così. Se non capiamo che il calcio è uno sport, se non ci mettiamo bene in testa certe cose - ha aggiunto Guidolin - sarà tutto inutile. Ciò che è successo offende lo sport e una città bella e civile come Catania». Il tecnico rosanero ha ancora nella memoria l’assedio degli ultrà: «Noi siamo stati scortati con 50 poliziotti in albergo come se fossimo in guerra e allo stadio siamo stati accolti da arance e uova. Nel terzo millennio certe cose non devono più succedere».
Sgomento, ovviamente, anche in casa catanese. L'amministratore delegato della società rossoblù, Pietro Lo Monaco, è stato tra i primi a diffondere la tragica notizia della morte dell’agente: «Non mi riconosco in tutto questo, parlare di sport è perfettamente inutile - ha detto - e con questo ho finito: esco dal mondo del calcio». Ancora più drastico il presidente del Catania Antonino Pulvirenti: «Bisogna smettere di fare calcio a Catania. Quest’uomo è morto, è inutile parlare. Tutto va in fumo...», sono le uniche amarissime parole che riesce a pronunciare, entrando nell'ospedale Garibaldi dove si trova la salma dell'ispettore capo di polizia Filippo Raciti.
Ma dal mondo del calcio è un coro unanime di condanna e commozione. Per il presidente dell'Assoallenatori Renzo Ulivieri il calcio da solo non ce la fa a combattere la violenza: «Deve intervenire lo Stato per tutelare i cittadini. Questi teppisti non sono pochi, sono tanti e organizzati e la loro ideologia è di combattere le forze di polizia». Secondo il tecnico della Roma Luciano Spalletti qualunque decisione a questo punto diventa lecita: «In un momento di totale amarezza come questo accetto e condivido qualsiasi provvedimento. Così d'altronde non si può andare avanti». Il bomber giallorosso Francesco Totti ha invece rivolto il suo pensiero alla famiglia della vittima: «In un momento così drammatico per il calcio, mi sento solo di stringermi alla famiglia colpita».
Ancora rabbia. «Non è possibile in Italia continuare a giocare al calcio. Basta, chiudiamo gli stadi e facciamola finita» è l’amaro sfogo dell’allenatore dell'Ascoli Nedo Sonetti, che dopo aver diretto l'allenamento in vista della sfida col Milan, aveva seguito in tv il derby fra Catania e Palermo. «Quando ho visto quel casino me ne sono andato, ma mai avrei pensato che sarebbe finita con una persona morta - dice Sonetti -. Se questo è il calcio si deve smettere di giocare, evidentemente in Italia non è possibile giocare al calcio».
Profondo dolore per la morte dell'agente di polizia durante gli incidenti tra ultras e forze dell'ordine, è stato espresso da Giancarlo Abete, candidato e favorito alla presidenza della Figc nelle prossime elezioni federali. «Condivido in pieno la decisione del commissario straordinario Luca Pancalli di fermare tutti i campionati - ha anche detto Abete - di fronte ad eventi di straordinaria gravità».
La presidenza dell’Inter ha espresso cordoglio con un messaggio ufficiale della società: «Senza calcio, senza parole. In memoria di Filippo Raciti, 38 anni. Massimo Moratti e tutta F.C. Internazionale - comunica il club nerazzurro - abbracciano la famiglia, gli amici e i colleghi di Filippo Raciti e condividono, totalmente, la scelte della Figc di bloccare i campionati».