«Puniremo le giornaliste tv senza il velo»

da Milano

«Se necessario, le decapiteremo e le sgozzeremo». È una terribile minaccia, una lugubre sentenza di condanna a morte senza processo quella che grava ora sulle teste delle giornaliste della televisione ufficiale palestinese. Ad annunciarla, spostando se possibile ancora più in alto la lancetta che misura il livello dell’orrore e dell’imbarbarimento fratricida nella Striscia di Gaza, è stato un gruppuscolo estremista di recente creazione, autobattezzatosi “Le giuste spade dell’Islam“ e considerato vicino ad Al Qaida, promettendo appunto il ricorso al «pugno di ferro e alle spade» nei confronti delle giovani annunciatrici televisive. Donne scostumate e perdute, a loro dire, per il solo fatto di andare in onda a capo scoperto.
«Ciò che si sente dire in questi giorni nelle nostre strade è che il nemico si è ritirato dalla striscia di Gaza e che così stanno facendo anche i nostri principi morali - si legge in un delirante volantino del gruppo, riportato dal quotidiano israeliano Jerusalem Post -. È infatti un’assoluta disgrazia che queste donne impiegate nei media ufficiali palestinesi siano in continua competizione tra loro per esibire la propria avvenenza».
Definendo quindi «immorale» il comportamento delle annunciatrici che vanno in onda senza indossare sul capo il niqab, i folli estensori di questa minaccia di morte lanciano anche una serie di inquietanti domande retoriche: «Dove sono, in proposito, le persone chiamate a decidere? Abbiamo forse perduto la nostra coscienza? Hanno forse smesso, i nostri fratelli, padri e mariti di controllare le proprie donne?».