«Puniremo il Papa», manette a 6 integralisti

I «dormienti», magari non ancora tanto pronti ad immolarsi in nome di Allah, non erano poi così addormentati. Tutt’altro. Ce l’avevano anche col Papa e con il giornalista Magdi Allam, colpevole di essersi convertito al cristinianesimo.
Sono sei i marocchini finiti in manette dopo un anno di indagini della polizia che indagava sul movimento fondamentalista islamico Adl Wal Ihsane (Giustizia e Carità). Cinque di loro risiedono a Brescia, uno a Milano, tutti con regolare permesso di soggiorno.
Avevano uno statuto e una missione ben precisa, spiegano gli investigatori. Incitare alla discriminazione e all’odio razziale e religioso, alla violenza e alla jihad nei confronti di cristiani ed ebrei. Vietata ogni forma d’integrazione con gli infedeli occidentali. Lo predicavano in casa, a suon di botte su mogli e figli, lo predicavano agli affiliati. Insomma la piccola punta di un iceberg che con l’esodo biblico panmusulmano rischia di alimentare nuove leve.
«Giustizia e carità» in versione Saladino. Lahoucine Hoummadi, 43 anni, uno degli arrestati, costringeva la figlia minorenne a vedere video jihadisti in cui si inneggiava agli attentati suicidi. Più volte, incitato dagli altri adepti al movimento, avrebbe commesso violenze fisiche e psicologiche sulla moglie perché troppo «occidentalizzata». Con lui sono finiti in manette anche Khalil Abdelkrim, 38 anni, Jadid El Mostafa e Masrar Said, di 41, Belkaid Abdellatif, 42 anni e Hoummadi Mohammad, di 45. Tutti accusati di associazione con finalità di incitamento alla discriminazione ed alla violenza per motivi religiosi.
Tra le mura di due centri culturali, la «Makkia» di Montichiari e l’Associazione musulmana di Calcinato, oltre che in appartamenti privati, la cellula si riuniva per discutere sui proclami dell’organizzazione nata in Marocco negli anni Cinquanta. E forse anche su come preparare qualche bombetta.
Tra le loro farneticazioni pure quella di punire il Papa reo di aver battezzato l’europarlamentare Magdi Allam, ex vicedirettore del Corriere della Sera. Le minacce erano scritte tra documenti e volantini sequestrati dagli agenti della Digos.
Cerca di prendere le distanze Said Maghras, presidente del Forum Marocchino per l’integrazione in Italia. «Conoscevo solo di vista una delle persone arrestate - afferma -, sapevo che nella provincia di Brescia questo gruppo aveva una piccola moschea, ma ho sempre evitato di andarci perché in Marocco tutti sanno che sono estremisti».
Tant’è che Adl Wa Ihsane, almeno in Marocco, è fuorilegge. Da noi, fino a ieri, no.