La «punizione» per uno sgarro ai clan Casalesi

Casal del Principe (Caserta). Uno sgarro, pagato con la vita, a una fazione dei «Casalesi», contrapposta a quella di Francesco Bidognetti, oppure la rappresaglia contro chi aveva fatto i nomi e svelato dettagli importanti sulle attività dei clan. Sono le due ipotesi, attualmente al vaglio degli inquirenti, che spiegherebbero la morte di Michele Orsi, ucciso domenica a Casal Di Principe in un agguato. I sicari hanno colpito poco prima delle 13.30: 18 colpi. Un proiettile, rimbalzato sul selciato, è stato trovato dagli investigatori a una quindicina di metri di distanza dal luogo dell’agguato; altri sono stati recuperati nelle immediate vicinanze del «Roxy Bar», dove è avvenuto l’omicidio. Contro l’imprenditore che, accusato di avere favorito il clan camorristico, con le sue rivelazioni aveva portato alla luce responsabilità dei vertici dell’organizzazione, (della fazione ritenuta capeggiata da Francesco Bidognetti), i sicari hanno sparato anche il «colpo di grazia», alla testa. I carabinieri di Casal di Principe, del reparto operativo del comando provinciale di Caserta, hanno proseguito anche questa mattina nelle perquisizioni e negli interrogatori di pregiudicati ritenuti legati ai clan camorristici operanti nella zona, ma non sono riusciti, come sempre capita in queste circostanze, a trovare qualcuno disposto a riferire sulla dinamica dell’agguato. La ricostruzione dell’omicidio è stata fatta dai carabinieri, quindi, senza un concreto riscontro: i sicari avrebbero atteso a lungo Michele Orsi, intercettandolo nel momento in cui era sceso di casa per andare al bar, a comprare delle bibite chieste dai figli. Lo hanno ucciso quasi sulla soglia del locale. «Ho paura per me e per i miei familiari», dice ora Sergio Orsi, fratello dell’imprenditore Michele Orsi, ucciso ieri in un agguato a pochi metri da casa a Casal di Principe. L’uomo ha incontrato ieri, nella sua abitazione, blindata da finanzieri, poliziotti e carabinieri. Sergio Orsi ha ripercorso la storia degli affari di famiglia. Nati come imprenditori edili con attività nel Nord Italia, cominciarono a lavorare nel Casertano dopo aver vinto l’ appalto per la raccolta dei rifiuti in diversi Comuni. L’imprenditore ha confermato che il gruppo «dopo aver cercato di resistere, fino agli attentati e alle minacce a un figlio di Michele», pagava regolarmente tangenti a vari clan
della camorra, chiedendo però di non scendere in dettagli ulteriori perché le indagini sono ancora in corso. «Avevamo chiesto inutilmente attenzione per Michele Orsi - dice l’ avvocato Carlo De Stavola - che aveva diritto a una scorta e a un presidio sotto casa, anche se non era un pentito»,