Punk melodico all’Alcatraz con i Simple Plan

Quattro milioni di dischi lo scorso anno

Luca Testoni

Qual è la cosa migliore nell'essere in una band? «Avere persone che ci dicono che “quella canzone mi ha veramente aiutato nella mia vita” e “amo veramente tanto il tuo gruppo”».
E la cosa peggiore? «Piccoli problemi: calzini sporchi e gonfiori ai piedi. Ma solo quando siamo in tour...».
Due battute per cercare di cogliere lo spirito del quintetto canadese dei Simple Plan, fra i nomi più «hot» per quel che riguarda il punk melodico d'Oltreoceano. L'ennesima versione riveduta e... omogeneizzata (ma di grande successo) dell'hardcore-punk statunitense di una ventina di anni fa.
Amatissimi dal popolo dei teenager (soprattutto di sesso femminile), i ragazzi di Montréal, Québec, utilizzato al meglio il traino di Mtv, hanno saputo scalare le classifiche di mezzo mondo nel giro di pochi anni.
Il tutto grazie a un paio di dischi di inediti (a cui va aggiunto il recente cd/dvd dal vivo Mtv Hard Rock Live): No Pads, No Helmets... Just Balls del 2002 e Still Not Getting Any dello scorso anno. Quest'ultimo è stato venduto in oltre quattro milioni di esemplari.
Quel che salta subito all'orecchio è che i Simple Plan, stasera in concerto all'Alcatraz di via Valtellina 25 (ore 21, ingresso 21 euro), suonano più o meno come Blink 182 e Good Charlotte, anche se le loro canzoni-inno, specie nell'ultimo periodo, risultano contaminate da ritmiche più propriamente rock e da melodie che spesso sconfinano nella leggerezza tipica del pop.
Altro dato: quantomeno a livello di testi, il cantante-chitarrista Pierre Bouvier e i suoi colleghi (il batterista Chuck Comeau, il bassista David Desrosiers e i chitarristi Sebastien Lefebvre e Jeff Stinco) spostano un filo in avanti gli orizzonti di un genere fin troppo spesso ancorato ad argomenti goliardico-demenziali, provando a parlare anche dei giovani d'oggi e dei loro problemi.
«Le canzoni che parlano di auto e feste le troviamo inutili. Ci piacciono invece le canzoni che ci danno i brividi»: una dichiarazione che suona programmatica, no?
Prendete l'ultimo lavoro (in versione Dual Disc), prodotto da un guru del metal-rock come Bob Rock: Perfect World, per esempio, affronta «la difficile lotta per andare avanti dopo una perdita importante», mentre Untitled offre lo spunto per parlare degli incidenti sulle strade per abuso di alcol.
Oltre al divertimento, c'è insomma anche un minimo di impegno sociale. E a riprova, ecco una fondazione a nome Simple Plan lanciata dalla band pochi mesi fa e finalizzata a raccogliere denaro da destinare ai ragazzi in difficoltà di Montreal.