Punta Perotti, la corte Ue condanna l'Italia: "Proprietà privata violata"

La confisca dei terreni di
Punta Perotti
è avvenuta in violazione del diritto della protezione della
proprietà privata e della Convenzione dei diritti dell’uomo. Riconosciuto indennizzo alle società Sud Fondi, Iema e Mabar

Strasburgo - La confisca dei terreni di Punta Perotti, secondo la Corte europea dei diritti dell’uomo, è avvenuta in violazione del diritto della protezione della proprietà privata e della Convenzione dei diritti dell’uomo. Alle società Sud Fondi, Iema e Mabar, che si sono rivolte alla Corte di Strasburgo nel 2001, i giudici hanno riconosciuto un indennizzo pari a 40mila euro ciascuna, 30mila per le spese processuali e 10mila per i danni morali.

La decisione di Strasburgo Secondo i giudici di Strasburgo lo Stato italiano ha violato l’articolo 7 della Convenzione dei diritti dell’uomo che sancisce che non può essere inflitta una pena se quest’ultima non è prevista dalla legge. La Corte di Strasburgo conferma quanto a suo tempo venne rilevato dalla Corte di Cassazione italiana quando assolse i costruttori di Punta Perotta "per aver commesso un errore inevitabile e scusabile nell’interpretare le disposizioni di legge regionali, essendo queste oscure e mal formulate". Nella sentenza dei giudici europei si legge che al tempo in cui si svolsero i fatti "le leggi in materia di confisca in Italia non erano chiare e quindi non permettevano di prevedere l’eventuale sanzione". I giudici di Strasburgo hanno anche condannato l’Italia per la violazione del diritto alla proprietà privata, perchè la confisca illegale ha costituito un’ingerenza nel legittimo diritto dei ricorrenti di beneficiare delle loro proprietà. Ai giudici, che hanno riconosciuto un indennizzo pari a 40mila euro ciascuna, 30mila per le spese processuali e 10mila per i danni morali, le società in realtà avevano chiesto un indennizzo totale assai più elevato. Sud Fondi aveva chiesto in tutto 274milioni di euro, Mabar 62 milioni e Iema quasi 14 milioni.

L'esultanza del sindaco "Il verdetto della Corte europea dei diritti dell’uomo conferma ciò che avevo sempre detto e cioè che il Comune di Bari non spenderà nulla ma che è lo Stato condannato a risarcire per l’esproprio", ha detto all’Ansa il sindaco di Bari, Michele Emiliano, commentando la notizia sulla sentenza della Cedu. Emiliano ha detto di condividere in pieno il verdetto, e si è detto quindi "pronto a collaborare con il governo e con le società ricorrenti per trovare una soluzione risarcitoria negoziale. Il Comune è a disposizione per definire accordi di programma con cui mettere a disposizione ai soggetti da risarcire volumi edilizi analoghi a quelli confiscati per compensare".