PUNTI DI FUGA

Due anni fa, prima delle elezioni politiche, autorevoli esponenti pubblici facevano il tifo per un bipolarismo basato su due schieramenti del tutto eterogenei al loro interno ed entrambi caratterizzati dalla censura delle proprie radici storico-culturali. Dopo due anni, tale disegno ha mostrato tutto il suo carattere ideologico e astratto: la mancanza di coesione culturale ha acuito all’infinito la litigiosità, non solo tra schieramenti, ma all’interno degli schieramenti, dimostrandosi del tutto incapace di risolvere i problemi di un Paese in grave crisi di identità. Inoltre lo sradicamento dei partiti dalle realtà popolari e dagli ideali che ne sono alla radice ha di fatto affievolito nei singoli una vera educazione a servire il bene comune e, nel complesso, il nesso tra la politica e i problemi reali.
Di fronte a questa situazione, gli stessi che avevano favorito il bipolarismo delle coalizioni arlecchino hanno proposto via via soluzioni peggiori dei mali cavalcando l’antipolitica, alcune inchieste giudiziarie «spregiudicate», l’asservimento della politica a una finanziarizzazione selvaggia dell’economia come toccasana per ogni male. In questi due anni si è anche assistito al triste spettacolo di un’antipolitica qualunquista, irresponsabile e sfasciacarrozze di personaggi a metà tra Masaniello e Robespierre; è capitato che inchieste giudiziarie abbiano richiesto l’intervento di organi di autogoverno della magistratura a ripristino della legalità; si è dimostrato come la finanziarizzazione senza regole dell’economia sia uno dei peggiori pericoli per il benessere mondiale.
Il popolo, se interpellato senza faziosità, ha dimostrato di essere ben più responsabile. Nella recente indagine «Sussidiarietà e riforme istituzionali» è risultato infatti che la gran parte degli italiani vuole riforme condivise a larga maggioranza ed è interessata alla politica al punto tale da volere elezioni dirette del primo ministro, preferenze e primarie; è favorevole a un federalismo reale, anche fiscale, ben diverso da quello attuale, confuso e contraddittorio; aspetta una reale sussidiarietà orizzontale, caratterizzata da libertà di scelta dei servizi supportata finanziariamente da voucher. È possibile che l’attuale crisi ci porti a un «bipolarismo mite», attento a queste reali esigenze del popolo e che isoli gli estremisti di ogni colore e i maître à penser gravemente responsabili dello sfascio attuale?
Come diceva un volantino della Compagnia delle Opere dell’11 aprile 2006, attuale oggi più di allora: «Ci vorrebbe subito un accordo tra le componenti realmente riformiste dei due schieramenti (sull’esempio dell’Intergruppo per la Sussidiarietà). Occorre (prima o dopo eventuali elezioni) qualcuno che compatti le parti più responsabili di maggioranza e opposizione, che riunifichi il Paese e, sulla base di ciò che è più urgente, sappia affrontare la crisi economica, politica e, soprattutto, ideale che l’Italia attraversa. Occorre guardare alla risorsa più grande che resta all’Italia: un popolo che ha dimostrato, ancora una volta, di essere vivo».
*Presidente Fondazione per la Sussidiarietà