Punti remoti di raccolta: un tormentone

Filippo Grassia

I punti remoti: un tormentone al di là delle opposte strategie di Snai e Sisal. La legge numero 248 del 2 dicembre scorso, che ha convertito il dl numero 203 del 30 settembre 2005, aveva dato l’ok. Ma il successivo art. 14 quinquies, comma 367 – approvato dal Senato e attualmente in corso di valutazione alla Camera – recita giusto l’opposto. Andiamo per ordine. La legge 248 (art. 11, comma 6) specifica: «Al fine di contrastare la diffusione del gioco irregolare ed illegale, ciascuno affidatario delle concessioni... esercita la propria attività anche mediante l’apertura di tre sportelli distaccati, presso sedi diverse dei locali nei quali si effettua già la raccolta delle scommesse, ma comunque ubicati nella stessa regione, da attivarsi entro il 31 marzo 2006. L’apertura degli sportelli distaccati non determina alcun diritto preferenziale nell’ambito della procedura di riordino del comparto delle scommesse sportive. Con uno o più provvedimenti, da adottarsi entro il 31 gennaio 2006, il Ministero dell’economia e delle finanze – Amministrazione autonoma dello Stato – determina le modalità di apertura degli sportelli distaccati di raccolta delle scommesse, assicurando priorità ai comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti, attualmente non serviti da agenzie di scommesse». E questo con l’obbiettivo primario di combattere il fenomeno dell’evasione fiscale e di portare nuove entrate allo Stato. È la legge, per intenderci che aumenta l’aggio delle ricevitorie di un punto (dall’8 al 9%) e limita a 100 le agenzie gestite dal singolo concessionario. Alla Camera dei Deputati la legge è passata con 251 voti favorevoli e 155 contrari.
Eccoci invece all’art. 14 che dice: «Ciascuno affidatario delle concessioni previste dal dpr 8 aprile 1998, n. 169, o dal decreto del ministro delle finanze 2 giugno 1998, n. 174, non può esercitare la propria attività mediante l’apertura di sportelli distaccati presso sedi diverse dei locali nei quali si effettua già la raccolta delle scommesse». Fra un testo e l’altro sono trascorse ore, non giorni. Bastava mettersi d’accordo. Spetta così alla Camera accettare il nuovo dispositivo oppure modificarlo oppure abrogarlo.
A favore del ripristino la tesi di Maurizio Ughi di Snai che fa riferimento alla decisione di oscurare i siti dei bookmaker non in regola con le leggi italiane e tagliare i collegamenti dei ctd con i bookmaker esteri: «I concessionari potrebbero impiantare i punti remoti proprio presso questi ctd, che non avrebbero più alcun motivo di esistere, legalizzarne il lavoro e offrire la massima garanzia contrattuale a chi ci lavora. In base alle nostre stime, dovrebbero essere almeno 600 i ctd sul territorio, un numero di poco inferiore a quello delle agenzie per così dire ufficiali. Pazzesco. Così facendo ci sarebbero altri 2400 punti di raccolta nelle zone attualmente scoperte». Di parere opposto Giorgio Sandi di Sisal che invece punta sulla rete di oltre 20mila ricevitorie.
Polemica anche attorno ai «totem» che dovrebbero consentire il gioco telematico su vasta scala. Sul tappeto la possibilità che qualche gestore disonesto possa fungere da intermediario utilizzando «card» intestate a se stesso. Ma basterebbe intestare nominalmente i ticket per ovviare al possibile inghippo.
Di questo e altro s’è parlato ieri pomeriggio nello studio di Giancarlo Giorgetti, presidente della Commissione Bilancio, per verificare le proposte da mettere in voto in commissione. Nel pomeriggio di domani il ministro Tremonti metterà a punto il maxiemendamento che potrebbe contenere le eventuali modifiche al testo sui giochi.