Punti vendita «remoti» alla sbarra

Altro che finto telematico». Fernando Petrivelli, presidente del sindacato Sisstel, respinge l’accusa che il discusso decreto sul gioco telematico sia stato utilizzato ad arte per creare una serie di punti remoti illegali sul mercato. Ascoltiamolo. «La rete di commercializzazione delle ricariche e di distribuzione dei conti di gioco attivata dai concessionari italiani e autorizzata da Aams con il Decreto Direttoriale del 21 marzo 2006, rappresenta una realtà imprenditoriale in continua crescita che dà lavoro ed occupazione a decine di migliaia di persone e contribuisce a portare nelle casse dello stato decine di milioni di euro sottraendoli alla raccolta illegale ed alla concorrenza sleale di quegli operatori che continuano indisturbati (nonostante le numerose ed insistite denunce) ad utilizzare illegalmente i siti internet.com e a farne pubblicità in misura massiccia». Nella nota si fa riferimento in particolare ai ctd Stanley
Secondo il parere di Petrivelli l’incremento del gioco online, che ha permesso a tutto il mercato di ottenere una forte riduzione dell’imposta unica, è dovuto proprio all’attività dei suoi associati. A questo riguardo sottolinea: «Il nostro sindacato sin dalla sua nascita ha intrapreso una costante azione di sensibilizzazione al rispetto delle regole tra i propri iscritti che rappresentano, in termini di raccolta, oltre il 46% del mercato telematico (pari a circa 300 milioni di raccolta) e hanno contribuito in modo determinante (vista la sostanziale stabilità della raccolta al banco) al superamento dei tetti di raccolta complessiva, rispettivamente di 1.850 miliardi di euro e 2.150 miliardi di euro fissati dalla legge per la riduzione dell’aliquota di imposta unica dal 9,5% al 6,8%”. In realtà le cose non stanno proprio così perché il banco ha fatto decisamente la sua parte: sui 793 milioni di aumento rispetto al 2005, le agenzie hanno contribuito con una raccolta di 364 milioni contro i 431 dell’online. A ciascuno il suo.
In coda al comunicato il presidente di Sisstel chiede ai Monopoli di Stato di garantire quel Regolamento Amministrativo in base al quale «i Concessionari hanno stipulato contratti ed assunto obbligazioni con decine di migliaia di operatori economici incaricati della commercializzazione delle ricariche». Ma il problema è un altro. La denuncia di Ginestra, presidente del sindacato AssoSnai, pubblicata due settimane or sono sul nostro giornale, riguarda quegli operatori che, partendo dalla commercializzazione delle ricariche o dalla distribuzione dei conti di gioco, hanno organizzato una vera e propria rete di punti remoti. E questi non rispondono ad alcun criterio legislativo. Ne converrà anche Petrivelli, che è persona intelligente. D’accordo quindi con lui sulla necessità di regolamentare in modo certo e univoco il settore del mercato telematico. Aams serve anche a questo. E infatti i suoi dirigenti stanno vigilando con estrema attenzione sul fenomeno dei punti remoti creati illegalmente in vari punti del Paese.
I Monopoli di Stato puntano a migliorare sensibilmente la raccolta del mercato dei giochi che nel 2006 è stata di circa 35 miliardi di euro e ha fatto registrare un aumento del 22% rispetto all’anno precedente. Il piano strategico prevede in particolare: 1) l’inserimento online di tutti i giochi disponibili; 2) il rafforzamento degli operatori italiani nel mercato mondiale di Internet; 3) l’incremento della raccolta sul territorio grazie alla presenza di nuovi negozi e nuovi corner.