È il punto più basso della gloriosa storia del vecchio Grifone

Erano gli anni del dopoguerra e la formazione del Genoa contava su Sain (detto eufemisticamente «tenaggia» perché non bloccava una palla), Spadoni, Sardelli (che aveva il negozio di sedie sotto le tribune) Genta, Allasio (padre di Marisa) Andrighetto, Neri, Trevisan, Ispiro, Chizzo, Sotgiù. Poi vennero i Beccattini (palla di gomma), Verdeal (il più grande di tutti), e tanti altri. Come avversario da battere c’era il grande Torino di Valentino Mazzola (padre di Sandro), che veniva a Genova per giorcarsela alla pari!
Dall’altra sponda c’erano i Lusetti, Bonetti, Baldini, Bassetto, e poi Skoklund, Sabbatella, Ocwirk ecc...
Le conbine, vere o presunte, erano ben rare! Poi vennero gli anni bui. Le prime retrocessioni, le prime pesanti penalizzazioni, e qualche soddisfazione, poche. È stata una strada sempre più vorticosamente in discesa verso un livello, non solo sportivo, sempre meno dignitoso. Oggi siamo arrivati in fondo alla china, anche se non è detta l’ultima parola, ma comunque in basso, molto in basso.
Sara tutto vero? Tutti noi, tifosi genoani o meno, anche semplici cittadini, speriamo ardentemente di no. E una metà della Genova calcistica spera di svegliarsi da questo brutto sogno, che coinvolge in buona parte anche l’altra metà.
Adesso però è il momento del silenzio, della riflessione e del discernimento, specie da parte dei difensori del Genoa, impegnati in una impresa difficile e complessa. Quel silenzio che sarebbe stato opportuno avessero scelto le Istituzioni genovesi allorché avendo impropriamente taciuto quando era il momento, hanno intempestivamente espresso il loro pensiero, mentre i giudici erano ormai riuniti in Camera di consiglio per decidere. Convinciamoci che i giudici sportivi, dei quali dobbiamo presumere la onestà e buona fede, sono chiamati a giudicare un fatto che si presenti con gli estremi dell’illecito, non una Città o una Società. La Società viene colpita (se non erro) perché vige la cosiddetta (ed astrusa) norma della responsabilità oggettiva per cui se un suo tesserato, dirigente, o presidente compie un atto non lecito sotto il profilo sportivo, ne risponde automaticmene anche la Società, che di solito neppure prende in considerazione l’ipotesi (che riterrei praticabile), di agire per danni contro costoro, come avviene di norma in campo civile. Entrare nel merito delle condanne credo sia impossibile, oltreché inopportuno, ed è altresì assolutamente risibile, come si sente da più parti, invocare da parte dei giudici il rispetto della città, della pur gloriosa società del Genoa, della tifoseria. I giudici, come detto, debbono valutare un fatto che si sostiene sia stato commesso da delle persone fisiche. Se questo fatto sarà definitivamente giudicato rilevante sotto il profilo dell’illecito sportivo, verrà comminata e/o confermata la sanzione, se no, come tutti auspicano, no! La città, la società, le glorie passate, i tifosi c’entrano per niente, anche se indirettamente verranno colpiti nella loro passione e sensibilità!
Cerchiamo di dare un esempio di serietà, tutti, a cominciare dalle Istituzioni, per portare, con l’esempio, questa serietà anche in qusto settore! Sarebbe veramente l’ora!