Un punto per Stasi Nella sua auto non c’è sangue

L’ora in cui Chiara ha staccato l’allarme di casa confermerebbe l’alibi di Alberto

nostro inviato a Garlasco (Pavia)
Un altro piccolo punto a favore di Alberto Stasi: il luminol spruzzato sulla sua auto ha reagito, ma ha evidenziato solo poche insignificanti tracce che saranno ora analizzate per verificare se sia davvero sangue. Ben altro avrebbe dovuto essere l’esito se il ragazzo, dopo aver massacrato la fidanzata si fosse seduto alla guida oppure avesse gettato nel portabagagli l’arma del delitto. Anche dai primi risultati sugli allarmi delle due abitazioni emergerebbero riscontri a favore dell’indagato: quello di casa Poggi sarebbe stato staccato quasi contemporaneamente alla chiamata di mamma Stasi al figlio.
Stasi, 24 anni, nel primo pomeriggio del 13 agosto scoprì la fidanzata Chiara, 26 anni, uccisa tra le 8 e le 12 nella sua villetta. E finì nel mirino degli indagati per alcune incongruenze nel suo racconto. Ma a distanza di tre settimane l’inchiesta non ha ancora fatto significativi passi avanti. Le tradizionali attività di indagine infatti non sono riuscite a evidenziare piste alternative a Stasi, ma neppure trovare prove e indizi più robusti a suo carico.
E la parola passa ora agli accertamenti scientifici, iniziati venerdì presso il Reparto investigazione scientifiche di Parma con le prime analisi sul materiale biologico trovato sul corpo di Chiara e tutto intorno. Senza individuare tracce del Dna dell’indagato. Ieri invece si è iniziato ad analizzare due biciclette e le tre auto (una Golf, una Bmw e un Berlingo) che avrebbero potuto essere usate da Alberto nel tragitto a casa Poggi. Niente sulle bici, poco o nulla sulla Volkswagen del ragazzo. «Abbiamo esaminato l’abitacolo, su cui comunque torneremo - spiega il perito di parte lesa Marzio Capra - e il bagagliaio, con una debole risposta. Se sia veramente sangue, perché molte sostanze reagiscono al luminol, lo diranno altre analisi. In ogni caso se Alberto si fosse seduto alla guida o avesse buttato l’arma nel bagagliaio avrei avuto un risultato più forte». E veniamo adesso all’esame degli allarmi di casa Stasi e Poggi, anch’essi al vaglio per capire quando siano stati attivati il giorno del delitto. Sembra, ma gli inquirenti non confermano e l’avvocato della parte lesa Gian Luigi Tizzoni dice di non saperne ancora nulla, che la centralina della villetta di Chiara sia stata disattivata, per consentire alla ragazza di aprire la porta forse al suo assassino, verso le 10. Ma proprio in quell’ora, Alberto Stasi nella sua abitazione di via Carducci riceveva una chiamata della madre al telefono fisso. Se il particolare venisse confermato, il suo alibi «Ho passato la mattinata a preparare la tesi» diventerebbe credibile.