La puntura di Casini: «Più iniezioni di Centro»

Francesca Angeli

da Roma

Non ha bisogno di dimostrare la sua lealtà verso Silvio Berlusconi. Non ha nulla da farsi perdonare dal premier perché non esistono ipotesi di complotto. Pierferdinando Casini rivendica di essere stato un marito fedele nella Casa delle Libertà. «Io nel centrodestra ci sono stato nella buona e nella cattiva sorte» ricorda il presidente della Camera, che non rinuncia a dare una stoccata all’antagonista di sempre, la Lega. «Mentre Bossi tradiva - ammonisce - io mi prendevo gli insulti insieme a Berlusconi. Dunque non accetto lezioni sul tradimento da nessuno».
Dunque l’Udc è stata fedele. Non è detto che lo sarà in futuro perché per continuare a restare dentro l’alleanza del centrodestra pone condizioni precise. Le stesse di cui i centristi parlano da mesi ed alle quali è chiaro che non rinunceranno, pena l’abbandono della Casa delle Libertà. A costo di correre da soli alle elezioni del 2006. «Non sono lo spartiacque tra il bene e il male - dice Casini -. Serve una novità: se questa ci sarà bene altrimenti ognuno è artefice del proprio destino». Come a dire che la responsabilità della sconfitta ricadrà su chi non ha voluto ascoltare le ragioni dell’Udc, ovvero Berlusconi.
L’attesissimo intervento di Casini alle giornate di Cortina non delude le aspettative. Quello del presidente della Camera è un discorso a tutto tondo che affronta i temi cruciali che in questi giorni agitano il mondo politico: il grande centro rilanciato da Mario Monti; il problema dell’identità culturale dell’Europa affrontato da Marcello Pera a Rimini. Ma prima di tutto Casini ancora una volta affronta i nodi politici intorno ai quali si sta avvitando la coalizione di centrodestra. Ed è chiaro che Casini non intende mollare sulla necessità di un cambiamento di registro radicale nel centrodestra.
«Berlusconi ha un punto debole - dice Casini -. Me lo dicono anche quelli di Forza Italia. È quello di non riuscire a passare da un’alleanza carismatica a un’alleanza politica. E questo dovrebbe essere interesse di Berlusconi». Se si vuole che l’alleanza sopravviva, al di là della vittoria o no alle elezioni «occorrono novità e coraggio per creare un centrodestra basato sui valori andando oltre la figura di Berlusconi, Casini e quant’altri». Non si tratta di mettere in discussione il primato dell’attuale capo di governo. «Che Berlusconi sia il leader della Cdl non lo dico io ma i numeri. Lui è il leader del partito di maggioranza relativa». Ma il punto di partenza per riconquistare gli elettori delusi e sfiduciati deve essere un altro. «Quanto alla premiership non accetto una discussione che parta dalla fine - insiste -. L’inizio del discorso è che tutta la Casa delle Libertà deve discutere sui valori. Io non credo che la mia posizione sia minoritaria, forse lo è nell’establishment ma non nell’elettorato».
Insomma il centrodestra può tornare ad essere protagonista ma «servono verità e responsabilità». Berlusconi non si illuda, prosegue Casini, non si vincerà «con qualche spot in più o qualche manifesto in più per la campagna elettorale, perché gli italiani hanno un grado di disincanto molto forte». Secondo Casini bisogna chiedersi «tutti assieme come mai i giovani vanno ad ascoltare il Papa e non vengono ai comizi dei politici».
E ancora una volta Casini torna a dire che il centrodestra deve «mettersi in discussione», riconoscere gli errori fatti e mettere in piedi «un grande partito dei moderati». Condivisibile quindi l’intervento di Monti. «Dice quello che dicono tanti e che dico pure io: serve una potente iniezione di centro alla politica italiana che si contende la guida politica del Paese - osserva Casini -. La proposta di un centro autonomo può nascere solamente dalla presa d’atto dell’irriformabilità dei due poli». Insomma il terzo polo può nascere soltanto come consueguenza del fallimento dei primi due, della loro incapacità di rinnovarsi. Ed invece «il bipolarisimo si gioca al centro - dice Casini -. Questo significa avere dei poli che si battono e che si contendono la guida del Paese su valori di centro». Ma quali sono questi valori? Quelli di identità rivendicati da Pera il cui intervento ha suscitato un fiume di polemiche? Casini apprezza la «profondità della riflessione» del presidente del Senato. Certo termini come «meticciato» lo lasciano perplesso ma non scandalizzato. «Non userei scomuniche clericali contro un laico che si è posto il problema identitario del nostro Paese», osserva.
Un accenno anche alla riforma federalista fatta dal centrodestra. Proprio la devolution voluta dalla Lega è uno dei motivi di attrito più forte con l’Udc che ha più volte minacciato di non votarla. «Non è certo peggiorativa rispetto a quella fatta dal centrosinistra sul titolo V della Costituzione - dice Casini - ma il problema sono le norme sul rapporto tra le due Camere».