PUPI AVATI «Ecco la crisi della famiglia al tempo dei reality»

Il regista bolognese spiega come è nato «La cena per farli incontrare», da venerdì nelle sale. Protagonisti Diego Abatantuono e le sue tre figlie (Sastre, Placido e Incontrada), che vogliono trovargli una donna (Francesca Neri)

da Roma

Che ne direste di un reality show estremo, dove dodici vip sfigati debbono sopravvivere nel fango fino alle ginocchia, con l'umidità che mangia le ossa e i topi che ballano? Titolo: Fogne. Luogo: Milano. L'ipotesi è uno scherzo cattivo che Pupi Avati piazza nel suo nuovo film, La cena per farli conoscere, da venerdì nelle sale. Sandro Lanza, attore in disarmo, sfigurato da un lifting mal riuscito e quindi sbattuto fuori da una serie di successo, ha bisogno di lavorare, ad ogni costo: ma di fronte a quella proposta infamante anche lui ha un sussulto d'orgoglio e dice no. «A volte scopro di avere delle doti profetiche», gongola il 68enne regista bolognese: «Magari non faranno mai Fogne, però mi parlano di un reality appena partito in cui c'è una discarica». Ogni riferimento al Grande Fratello non è assolutamente casuale.
La cena per farli conoscere, come sapete, è un film corale (il cineasta lo definisce «commedia sentimentale»), di ambiente contemporaneo, costruito su cinque personaggi: Lanza, incarnato da Diego Abatantuono; le figlie Clara, Ines e Betty, cioè Vanessa Incontrada, Inés Sastre e Violante Placido; la quarantenne fascinosa e colta Alma Kero, interpretata da Francesca Neri. La cena del titolo è quella che organizzano le tre figlie, avute da donne diverse (una vive a Madrid, una a Parigi, una a Roma), per lenire le pene di quel padre assente, viziato dalla vita, reduce da un goffo tentativo di suicidio. Lui è solo e disoccupato; lei, Alma, è stata appena abbandonata dal compagno: perché non farli incontrare nella speranza che si innamorino? Non andrà così. In compenso le tre ritroveranno il piacere di vedersi, di aiutarsi, di conoscersi. Spiega il regista: «Mi piace pensare che alla fine la famiglia si ricomponga, proprio grazie a quel padre sbrindellato. Per me è un lieto fine, dentro una società raccontata in tono non consolatorio». In effetti, La cena per farli conoscere appartiene al versante amarognolo, sia pure con coloriture sarcastiche e brillanti, del cinema di Avati.
Qui lo sguardo si appunta sul sottobosco dello spettacolo. Il cinema, insomma, «come pretesto per parlare di una sorella minore, la tv, dal punto di vista di chi ha fatto spettacolo in una serie cadetta, senza mai accedere alla serie A». Lanza vive infatti nel culto affettuoso di Germi, Monicelli, Risi, registi che mai lo vollero, sicché lui si ritrovò a girare filmacci come Walter e i suoi fratelli e La figlia di Satanik. Certo non è un caso che Avati abbia dedicato il film alla memoria di Sergio Corbucci, effigiato in foto accanto ad Abatantuono: «Non l'ho mai conosciuto e non conosco i suoi film, ma è rappresentativo di quel cinema popolare contro il quale tanto mi sono scagliato in gioventù, con furore sessantottino, sbagliando».
Altra confessione del regista: «Questo film è nato incontrando prima gli attori e poi scrivendolo. A volte ti viene voglia di comporre cast curiosi, come fossero cene». Riecco, allora, le fedeli Inés Sastre e Vanessa Incontrada, mentre Violante Placido è una piacevole new entry nel club avatiano. E la Neri? «Francesca, anche se lei lo nega, rifiutò un mio film una quindicina d'anni fa. Mi sono vendicato, offrendole un ruolo sdrucciolevole, distante dal territorio della rassicurazione». Lei non conferma. Ma ricambia i complimenti: «Pupi ti fa tornare voglia di recitare e di metterti in discussione. Mi sono fidata della sua proposta indecente». Ormai lanciata nella produzione, l'attrice sostiene che «le donne sono migliori degli uomini, lo sappiamo bene, perché sfoderano più dignità nel dolore» (?), e ne sortisce un piccolo dibattito sulla «stronzaggine» o meno delle tre figlie. Ci pensa Abatantuono a sdrammatizzare, cambiando discorso: «Nella vita non ho mai sognato di fare un film con Germi. Sogno di fare un gol in sforbiciata, il che è anche meno verosimile».