PUPI AVATI, POESIA IN ONDE MEDIE

La notizia sarebbe già qua. Che, il ComuniCattivo - il programma di Igor Righetti in onda tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, dalle 15,35 alle 16, su Radiouno - dà spazio alla bontà. E alla bontà non retorica, non citofonata, non buonista.
Probabilmente Igor, che ci tiene moltissimo alla sua etichetta di cattivo e di cattivista, non voleva. Leggere, per credere, anche il libro appena pubblicato da Baldini Castoldi Dalai editore e firmato da lui insieme a suo fratello Valter (ma la parentela è ben nascosta fra le righe del testo, secondo i canoni della cattiveria doc) Come ammazzare il tempo senza farlo soffrire.
Ma, per l’appunto, c’è cascato. Magari suo malgrado, ma c’è cascato. E, ospitando una bellissima intervista a Pupi Avati, ci ha regalato una delle migliori pagine di radio degli ultimi anni. Oddio, non è che la cosa sia così sorprendente, visto che Avati ha firmato alcuni dei film più belli e ricchi di umanità degli ultimi anni, da Il cuore altrove a Ma quando arrivano le ragazze, dell’attuale La seconda notte di nozze al prossimo, che già promette di essere bellissimo: La cena per farvi conoscere, con Diego Abatantuono, Vanessa Incontrada, Ines Sastre - tre attori-feticcio di Pupi - ma anche con due splendidi nuovi ingressi come Francesca Neri e Violante Placido.
Insomma, Avati è uno che fa poesia persino quando fa film horror: un titolo come La casa dalle finestre che ridono testimonia chiaramente in tal senso. Figurarsi quando parla di amore. Per esempio, nell’intervista del Confessionale del Comunicattivo in cui spiega: «L’amore è la cosa che tiene su tutto l’insieme. È l’amore per quello che fai, è il desiderio di essere amato, è l’amare anche un essere umano che ti vive accanto da quarantuno anni, come è il caso di mia moglie o dei miei figli. È la riconoscenza nei confronti della bellezza del mondo nel quale vivi, della bellezza della gente che incontri».
A questo punto, persino Righetti - che solitamente è un intervistatore di quelli che non lasciano passare un secondo fra una riflessione e l’altra, proprio per tirare fuori il meglio dai suoi ospiti - deve gettare la spugna. E, prima che riesca a fare la domanda successiva, è Avati a prevenirlo: «Ma se noi continuiamo a mentire sul mondo?».
Il regista si autorisponde con le parole più belle e dolci che si possano sentire in radio e televisione: «Perchè è una menzogna quella di dire che il mondo è orrendo, non è vero che è orrendo. Ci sono delle persone orrende, ci sono delle minoranze orrende, c’è una forma di potere che molto spesso è orrenda. Ma la gente in genere è fantastica. Credo che ognuno di noi sia portatore di un talento soltanto che non è stato educato a cercarlo dentro se stesso».
Ecco, uno che parla così, firma una grande pagina di radio.