PUPO, CON I «PACCHI» FINIRÀ LA PACCHIA

Ultimi giorni de Il malloppo (Raiuno, ore 20,35) e ultimi giorni di tranquillità per Pupo prima della ben più problematica sostituzione di Bonolis alla guida dei «pacchi». Intanto Pupo se la gode, rilassato e gaudente, probabilmente consapevole che l'insperato successo di questa improvvisata trasmissione estiva è una sorta di quiete prima della tempesta che investirà lui e la Rai alle prime avvisaglie di «crisi d'audience» rispetto al predecessore, con il rinfocolare delle polemiche che avevano caratterizzato tante settimane di mezza estate. Ha l'aria di un collegiale in gita premio, Pupo. Uno che in questo momento si può permettere di dire «ridicchia» anziché «ridacchia», a proposito di un concorrente particolarmente estroverso (Bonolis parla un italiano più attento, gli rimprovereranno appena il malloppo si trasformerà in pacchi). Uno che adesso si può concedere il lusso di fare dell'ironia su se stesso e sull'azienda, come è successo l'altra sera in trasmissione: «Non so ancora perché mi hanno scelto, ma se hanno scelto me vuol dire che sono ridotti proprio male» (ecco, diranno fra qualche settimana, la Rai si è messa in casa uno che sputa nel piatto dove mangia). Uno che continua a mischiare il gioco che presenta con le sue ben note vicissitudini di giocatore d'azzardo: «Cari concorrenti vi è stato appena chiesto cos'è un pollone e tra le quattro opzioni di risposta che vi sono state date mancava quella che mi riguardava da vicino: io sono stato un gran pollone a farmi spennare un bel po' di soldi» (e presto si sentirà chiosare: ancora con questa storia dei Casinò?). Pupo in questi giorni è in stato di giocosa euforia, spesso tipica di chi è entrato a far parte della folta schiera di miracolati televisivi, che in genere negli italiani non provocano né rigetto da invidia né sano distacco critico, ma soprattutto simpatia emulativa. Che poi Pupo, nella sua immediatezza comunicativa associata a vicende di vita movimentate, abbia saputo conquistarsi una quota particolare di simpatia è altrettanto indubbio. La biografia in questi casi aiuta: sfortunato al gioco ma fortunato in amore (concubino recidivo e corteggiato da innumerevoli fan), sfigato sui tavoli verdi ma con la botta di fortuna di trovare in Gianni Morandi l'amico che lo aiuta prestandogli una caterva di milioni («Uno su mille ce la fa» cantava non a caso proprio Morandi). In coda alla biografia anche la spinta di un documentario Rai in cinque puntate sulla sua vita, in un periodo televisivo in cui cinque puntate monografiche non si dedicano neanche a Leonardo o Michelangelo. Da qui la riabilitazione televisiva, la chiamata al malloppo e fra una manciata di settimane ai pacchi. Si goda questi ultimi giorni, perché la pacchia sta per finire.