A PUPO MANCA IL TOCCO DI GOLIARDIA

Entra cantando, forse per farsi coraggio. E non appena il rito della domanda preliminare è esaurito dà la linea alla pubblicità gridando: «Ci divertiremo!», che suona come una sorta di training autogeno. Al rientro in studio un saluto al predecessore Paolo Bonolis («Paolo sei il migliore, qui hai fatto sfracelli, lo dico col cuore») e poi via al programma, cioè alla «mission impossible» di Pupo alla guida di Affari tuoi (dal lunedì al sabato su Raiuno, ore 20,35). Inutile fare troppi paragoni con il predecessore, naturalmente. In televisione ci sono format che funzionano indipendentemente da chi li conduce (un esempio su tutti: Chi l'ha visto?) e altri in cui il manico conta. In genere, più il programma è semplice e sciocchino (come lo è Affari tuoi) e più diventa determinante la caratterizzazione personale. Ma visto all'opera Pupo in questo debutto la faccenda diventa più inquietante perché il raffronto non lo si fa solo con Bonolis (con cui chiunque uscirebbe malconcio) ma con qualsiasi altro candidato che si sarebbe potuto scegliere per la conduzione. Molti aspetti, a cominciare dalla scorrevolezza e dall'allentarsi dell'emozione, miglioreranno naturalmente di puntata in puntata. Ma resta il fatto che Pupo è comunque lontano anni luce dall'esigenza primaria di un programma del genere: quello di saper creare, con gli aspiranti milionari, l'atmosfera goliardica e grottesca capace di far diventare «personaggio» il concorrente di turno, instaurando un immediato rapporto fatto di gag, prese in giro, teatralità. A questo almeno ci aveva abituato Bonolis, e se si voleva un altro stile e un altro tono meglio sarebbe stato puntare su una diversità totale di approccio, su un conduttore completamente digiuno quanto a esperienze nel campo del quiz, per creare curiosità e attesa. Avendo invece già trascorso l'estate in video alla conduzione de Il malloppo, Pupo non ha potuto contare nemmeno sugli aspetti favorevoli dell'effetto sorpresa, e si è dovuto caricare sul groppone solo quelli negativi dell'impari confronto con Bonolis. L'unico lato positivo di questo debutto è che, vedendolo in chiara difficoltà (persino al cospetto della mamma invitata in studio) viene voglia di fare il tifo per lui. Se Bonolis lo si guardava perché ti divertiva, Pupo lo si potrà guardare per solidarietà e tenerezza. Mica è colpa sua, se gli hanno dato un compito più grande di lui. Gli ci vorrà molta disinvoltura per sopportare la pressione, da qui in avanti. E chissà che il ritornello della sua famosa canzone evocata in trasmissione («Su di noi nemmeno una nuvola») non venga buono come ulteriore training autogeno da canticchiare sotto la doccia, la mattina, per tenere lontano lo spettro del confronto con i dati Auditel dell'era-Bonolis.