Pur di avere residenti il Comune «autorizza» le case dormitorio

Nessun controllo diretto, nessuna attenzione verso la residenza degli extracomunitari a Genova. Dove gli stranieri la chiedono, il Comune la concede, senza controlli incrociati. Ma, nel caso di subaffitto, viene multato il proprietario. Senza regola e senza controllo. All'interno delle case private affittate a cittadini stranieri, spesso vivono diversi nuclei famigliari. Uno per stanza, con uso cucina e servizi igienici in comune. Tutte queste persone, non appartenenti allo stesso nucleo famigliare, possono prendere la residenza all'interno dello stesso appartamento. Il Comune, infatti, non controlla quante persone vivono all'interno di quel civico e i vigili verificano solo che lì viva effettivamente chi ha richiesto la residenza. Peccato, però, che se si scopre che quella casa è stata subaffittata, a rimetterci sia lo stesso proprietario.
«Il cittadino straniero - spiega Paolo Veardo, assessore ai servizi demografici, in risposta ad una interrogazione di Giuseppe Murolo, consigliere di An - per richiedere la residenza deve solo dimostrare la regolarità del soggiorno in Italia. La richiesta di iscrizione anagrafica non è vincolata ad alcuna condizione se non a quella del possesso della residenza sul territorio comunale». In poche parole, tutti possono chiedere la residenza ovunque, tanto il Comune gliela concede, senza verificare dove effettivamente questa persona viva. «Per questo, soprattutto nella zona di Sampierdarena - spiega Murolo - i genovesi si lamentano che come vicini hanno famiglie numerose di sudamericani. Vivono anche in dieci, quindici nella stessa casa».
Murolo è ora intenzionato a intervenire sulle associazioni dei piccoli proprietari per una campagna in favore dei proprietari e per un maggior controllo del Comune su questa situazione. «Così facendo - conclude - in chissà quante case si possono nascondere clandestini».