Pure gli anglicani scaricano lo Squalo E lui vola a Londra

L’imperatore Rupert Murdoch vola a Londra nel tentativo di contenere i danni dello scandalo delle intercettazioni che fino a oggi - oltre alla chiusura del suo tabloid da oltre 2 milioni e mezzo di copie - ha portato all’arresto di cinque persone, tra cui l’ex portavoce del premier britannico David Cameron, Andy Coulson, e l’ex Royal Correspondent del domenicale, Clive Goodman. Uno scandalo che si allarga sempre più e con ripercussioni sempre più vaste: dopo marchi come Renault e Ford, anche la Chiesa d’Inghilterra ha fatto sapere che sta valutando il ritiro del proprio investimenti nel gruppo di Murdoch. Con grande imbarazzo è emerso infatti che l’istituzione religiosa è propietaria di 350.000 azioni di NewsCorp per un controvalore di 3,8 milioni di sterline, che ora potrebbe cedere. L’arrivo del magnate ottantenne al quartier generale londinese di News Corporation è previsto per oggi, ma intanto crescono le domande sull’effetto che lo scandalo avrà sull’impero mediatico australiano. E non solo su quello. I laburisti britannici premono sul governo Cameron perché‚ il magistrato indipendente che deve indagare sulla vicenda sia nominato il prima possibile. Mentre il quotidiano britannico The Independent si chiede in prima pagina: «Sarà il Watergate della Gran Bretagna?». C’è la forte sensazione che il peggio debba ancora venire con nuovi arresti e ramificazioni che potrebbero coinvolgere Downing Street, i media e la polizia britannica. E poi c’e Cameron-Nixon, che ha continuato a difendere la sua decisione di affidare l’incarico di portavoce a Coulson, mentre emerge che i suoi collaboratori più alti in grado furono informati prima delle elezioni di legami tra quest’ultimo e un investigatore spione.