Pure la Boccassini snobba Ciancimino: «Io non gli avrei mai dato credito»

Milano Ilda Boccassini fa il procuratore aggiunto a Milano, capo del pool Antimafia. Ma conosce bene anche le cose siciliane, avendo vissuto e indagato anche a Caltanissetta e a Palermo. Così la sua entrata sulla scena del «caso Ciancimino» è di quelle destinate a pesare. Anche perché, come è nello stile del personaggio, parla senza mezzi termini: «Io non avrei mai dato credito a chi collabora a distanza di diciassette anni come Ciancimino junior». È una sconfessione piena della Procura di Palermo, che sulle dichiarazioni del figlio dell’ex sindaco ha investito parecchio. Ora Ciancimino è indagato per calunnia, gli hanno trovato un carico di esplosivi in casa e una quantità di quattrini in Romania. Sulle modalità con cui è stato gestito si scontrano i pm di Palermo e quelli nisseni. E ora è la Boccassini a dire la sua: la «collaborazione» dell’erede di don Vito è stata uno sbaglio sin dall’inizio.
Non è la prima volta che Ilda Boccassini esprime apertamente il suo dissenso sull’utilizzo di alcuni pentiti in Sicilia: fu lei la prima non credere a Vincenzo Scarantino, il pentito alla base dei processi sulla strage di via d’Amelio platealmente smentito poi dalle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza. Ora la dottoressa torna a dire la sua opinione. Lo fa nel corso di un incontro all’Università Statale organizzato da «Libera». A trascrivere le sue dichiarazioni è ieri un articolo sul sito web del settimanale Vanity Fair.
L’incontro spazia a tutto campo. E anche le opinioni della Boccassini sul sistema giudiziario italiano sono tutt’altro che banali: «La legislazione antimafia italiana è una delle migliori d’Europa - premette - ma a mio avviso non dovrebbe esistere il secondo grado dei processi». Abolire il processo d’appello? L’idea non è inedita: la lanciò nel 1995 Gerardo D’Ambrosio, allora capo del pool Mani Pulite e oggi senatore del Pd. Ma la proposta non ebbe grande seguito. Ora la Boccassini rilancia. L’idea di fondo, si intuisce, è che se il giudizio si forma in un pubblico dibattimento, nel contraddittorio delle parti, le garanzie ad accusa e difesa siano già sufficientemente fornite da un solo giudizio sui fatti, ferma restando la possibilità di un ricorso in Cassazione.
Ultimo pensiero per i rapporti tra magistratura e istituzioni: «Io credo nello Stato italiano, credo nel lavoro e sono orgogliosa di essere un cittadino italiano. Vorrei un mondo migliore in cui i magistrati possano lavorare con più calma, serenità e rigore, lontani dai riflettori e in armonia con il contesto sociale».