Pure la Finocchiaro rovina la festa e accusa il «partito che non c’è»

nostro inviato a Firenze

«Non vorrei che avessimo perso il senso della nostra missione», dice Anna Finocchiaro, rivolta alla leadership del Pd. Un Pd che oggi ha «bisogno di esserci, con una voce più forte e unica, con una direzione di marcia chiara, discutendo fino in fondo di che tipo di opposizione vogliamo essere».
La capogruppo democratica al Senato, dalemiana con un recente passato filo-veltroniano, ma oggi duramente critica con la gestione di un partito che (ha detto ieri all’Unità) «non c’è», e «deve svegliarsi» prima che sia troppo tardi, si rivolge alla platea della festa, in coda al dibattito con un abbronzato Pier Ferdinando Casini. Parla allo smarrito popolo della ex Quercia e del non ancora Pd, di cui attacca duramente il correntismo: «Chiudersi per paura nei propri fortilizi, in attesa di una sfida interna finale, è un errore tragico».
Il minuetto del consueto corteggiamento all’ambìto single della politica italiana, il leader dell’Udc, non è andato granché in porto. Anzi, in verità Casini ha annunciato che continuerà a sfogliare la margherita Pd-Pdl fino alla fine della legislatura: «Vedremo allora se ci saranno più punti di accordo con gli uni o con gli altri». Un paio di carezze al centrosinistra, vista la location, l’ex presidente della Camera le ha date: «Per noi non ci sono più alleanze ortodosse o eterodosse», andare un domani con il Pd non sarebbe un tabù. E a Berlusconi manda a dire che «quando in queste settimane ho sentito dal Pdl tutti quegli inviti ad andare con loro, mi son chiesto se avessero letto i giornali o se fossero rimasti a prima delle elezioni». Però poi Casini sfodera il proprio «dissenso profondo» dal Pd su due punti: il giustizialismo, una «stagione che deve finire» e alle cui «sirene» il centrosinistra dovrebbe riuscire a sottrarsi, e ben venga il lodo Alfano se serve a «sgombrare il campo dal problema Berlusconi» per andare alle riforme necessarie, con il «dialogo» e senza «guerre mondiali». E su questo la Finocchiaro non lo segue proprio: lei vede un Berlusconi «strapotente» che punta a «un sistema costituzionale diverso», per minare «indipendenza e autonomia della magistratura». Lo segue invece sulla legge elettorale: Casini accusa il Pd di essere la «principale sponda» del disegno «bipartitico» di Berlusconi, e lei smentisce, prendendo platealmente le distanze da Veltroni: «Io non sono affatto per un sistema bipartitico», vuole «rappresentanza» per tutti nel Parlamento europeo, ed è «a favore sempre e comunque delle preferenze».