Pure i suoi vice lo inchiodano: «Il governatore sapeva tutto»

Dalle intercettazioni dei funzionari emergono chiare responsabilità: «Ho dovuto coprirlo per nove anni»

nostro inviato a Napoli

«Sono stato costretto a coprire nove anni di cazzate di Bassolino». Ignaro dell’intercettazione in corso, l’ex subcommissario ai Rifiuti, Giulio Sacchi, il 4 maggio del 2004 si lamenta col suo interlocutore «dell’obbligo imposto dal presidente della Regione Campania» di stilare «una relazione finale illustrativa sulla sua gestione commissariale» che di fatto doveva mettere una pietra tombale sulle tante... cavolate fatte dal suo ex superiore. Il tenore e i contenuti della chiacchierata servono ai magistrati per irrobustire il capitolo dedicato alla «partecipazione attiva dell'ex commissario sugli inadempimenti delle imprese», capitolo di cui già sono agli atti le parole captate in un’altra conversazione, quella tra Raffaele Vanoli, vice commissario per l’emergenza rifiuti, e una donna estranea all’inchiesta.
Discutendo dei problemi della struttura, i due, a un certo punto, si soffermano «sulla cattiva gestione del commissariato da parte di Antonio Bassolino», entrano nel dettaglio di alcune vicende, confermando quanto i magistrati vanno cercando a proposito del ruolo di primo piano rivestito dal Governatore nelle inosservanze della Fibe. Checché ne dica il diretto interessato indagato, «Bassolino sapeva tutto», «era costantemente informato della situazione», «compartecipe alla truffa».
Chi, indirettamente, porta le prove che il Governatore non poteva non sapere è Massimo Paolucci, ex vicario al Commissariato straordinario, attuale segretario provinciale dei Ds, nonché suo segretario particolare. Interrogato come testimone il 20 dicembre 2005, Paolucci mette nei guai il compagno di partito: «Sui rifiuti ho sempre detto tutto a Bassolino, era costantemente al corrente delle problematiche riferite all'associazione temporanea di imprese in situazioni di emergenze. Le interlocuzioni con il presidente Bassolino circa il funzionamento del servizio della Fibe, di norma avvenivano con cadenza mensile, ma in occasione di eventi emergenziali si verificavano anche quotidianamente».
Sapeva o non sapeva il super commissario di allora? I pubblici ministeri sostengono di sì. Di conseguenza, «ogni eventuale scelta scellerata di non occuparsi dei compiti affidatigli per legge, lasciandoli alle determinazioni dei suoi collaboratori, avrebbero avuto il senso di un consapevole abbandono dei propri doveri, insuscettibili di essere considerati addirittura come alibi».
Sempre Paolucci viene invitato dai pm a rispondere ad alcune contestazioni sulle presunte raccomandazioni per l’assunzione a tempo indeterminato di tre dipendenti alla Fibe ricavate dalla verbalizzazione di Salvatore Campora, responsabile degli impianti dell’hinterland napoletano: «Ricordo che in un’occasione - aveva affermato Campora - il Vanoli mi riferì che il segretario particolare di Bassolino, tale Boffa (Costantino Boffa, parlamentare dell'Ulivo, ex capo di gabinetto del presidente della Regione, non risulta indagato e nega d’aver fatto raccomandazioni, ndr) gli aveva chiesto di interessarsi per l’assunzione di tre nominativi alla Fibe». L'ingegnere-capo non sa poi se i tre raccomandati abbiamo effettivamente trovato un impiego stabile. «La questione fu oggetto di numerose conversazioni tra Vanoli e l’ex amministratore delegato di Fibe, Armando Cattaneo, in quanto nonostante le richieste di tali persone, non venivano assunte».
Sul punto Paolucci offre un assist insperato agli inquirenti: «Ogni volta che si apriva un sito di cdr, di stoccaggio o discariche, i rappresentanti politici locali (innanzitutto i sindaci) chiedevano che si procedesse ad assunzioni sul posto. Accadde a Giuliano, per esempio. Per parte mia posso dire che chiesi a Pelliccia di far fare il colloquio ad una persona che abitava a Soccavo, un disoccupato iscritto nelle liste di mobilità. Mi risulta che tale persona sia stata poi assunta».
Questo delle raccomandazioni - chiosa la procura - testimonia «la forte contiguità tra commissario di governo e impresa affidataria» dove il primo «si spingeva addirittura, attraverso la propria segretaria, a preoccuparsi di raccomandare talune assunzioni in Fibe, in ciò sostenuto dal suo braccio operativo Raffaele Vanoli».