Pure Prodi si è accorto del caro benzina

Il premier: "Ho fatto il pieno, un po' salato". Il ministero: dall'inizio dell'anno incremento del 10%. Il Codacons: tutti a piedi a Ferragosto

Roma - Per accorgersi che in Italia il costo della benzina è alle stelle il presidente del Consiglio, Romano Prodi, doveva fare il pieno alla sua macchina per andare in vacanza. E dopo aver pagato un prezzo «elevato» ammette che il problema «non è inesistente». E a chi gli fa notare l’esiguità del ribasso di appena 2 centesimi operato nei giorni scorsi dall’Eni, risponde: «Mi sembra piccolino, ma è meglio di niente», mentre per la risoluzione della questione si affida al ministro Bersani «che è persona saggia».

Però adesso arrivano anche i dati del ministero dell’Industria. Numeri che confermano la forchetta che ci divide dal resto dell’Europa e fotografano una corsa dei prezzi al consumo del pieno di carburante più veloce di quella degli altri paesi dell’eurozona: dall’inizio del 2007, infatti, l’incremento «nominale» è stato del 10,66 per cento per la benzina senza piombo contro il +7,9% registrato nell’Europa a 13 dell’Unione monetaria. Che tradotto in soldi vuol dire in media quasi 8 centesimi in più per ogni litro di benzina e di 10 centesimi per uno di gasolio, un divario tra i prezzi medi nel nostro Paese e quelli medi Ue che si attesta ai massimi dall’inizio dell’anno.

Intanto, scendono in campo le principali associazioni dei consumatori. Per prima il Codacons che si scaglia contro le aziende e chiama per il 15 agosto gli automobilisti allo «sciopero bianco», cioè a non usare la macchina ma mezzi di trasporto alternativi come biciclette, treni o pullman, per protestare contro le «speculazioni» dei petrolieri sul prezzo dei carburanti. Non solo, per il 13, 14 e 15 agosto invita anche a boicottare «quelle compagnie che non ridurranno da subito il prezzo alla pompa di almeno 3 centesimi al litro», spiega il presidente Carlo Rienzi.

Al Governo si rivolge invece l’Adiconsum invocando una politica che affronti «il problema in maniera organica e non con misure tampone». Secondo l’associazione, infatti non troverebbe giustificazione con i recenti aumenti del greggio il «binomio vacanze-aumento del prezzo dei carburanti». E polemicamente ricorda che «a nulla servono eventuali riduzioni estemporanee dell’azienda di Stato» (riferendosi all’Eni), «dettate solo dalla spinta delle polemiche». Allargano il tiro Adusbef e Federconsumatori che sollecitano l’intervento dell’Antitrust e delle procure contro le «speculazioni seriali», chiedendo un approfondimento su «questi coincidenti, concordanti e sincronici aumenti». E invitano il governo a sfoltire «le troppe tasse», e insieme a trasformare l’accisa da «fissa a mobile» per frenare le impennate di prezzo ed evitare «che l’erario diventi l’ottava sorella».

L’Aduc invece invita l’esecutivo a intervenire per «rompere il mercato monopolistico», ad aprire «ad altri soggetti, come i centri commerciali» e a garantire la stabilità dei prezzi agendo sulle accise. Si fa sentire anche l’Unione dei petrolieri, che sui presunti rincari legati all’esodo sottolinea che «non vi è alcun tipo di comportamento speculativo da parte delle compagnie», e ricorda che secondo i dati 2006 forniti dal ministero maggio e luglio furono superiori come vendite rispetto al mese di agosto.

Intanto, dall’Ue fanno sapere che non c’è ragione di intervenire anche se «la Commissione sta monitorando la situazione dei prezzi in Italia». Anche dal fronte politico arrivano le reazioni. Marco Rizzo (Pdci) si chiede da dove arriva «questa soggezione alle lobby dei petrolieri» dei governi di centrodestra e centrosinistra; «un cartello benedetto dal silenzio del governo Prodi» rilancia Isabella Bertolini (Fi) e «ben conosciuto dai cittadini» ma non da Bersani «che gira sull’auto blu» sottolinea Luca Romagnoli (Ft). E sulla nuova accisa sul gasolio annunciata ieri dal ministro Bianchi il leghista Cota dice di assistere «al solito valzer delle contraddizioni tra i ministri di Prodi». E se Capezzone (Rnp), invita il governo a ridurre la pressione fiscale, Maurizio Sacconi (Fi), chiede anche di «razionalizzare la rete distributiva» mentre Luca Volontè (Udc), esige che «Padoa Schioppa e Bersani rimborsino gli italiani senza se e senza ma».