Pure Tonino tiene famiglia: ecco Cristiano la «Carpa»

RomaAnche l’Italia dei Valori ha il suo Trota, il figlio del capo candidato dal papà e guardato male dalla base. Triglia, dentice, carpa: lasciamo la scelta per il soprannome - d’acqua dolce o salata - a lui stesso, Cristiano Di Pietro, corpulento erede di Antonio, leader incontrastato del partito. La sua candidatura nelle file dell’Idv alle prossime elezioni Regionali del Molise ha infatti scatenato le ire di un locale circolo del partito, quello di Termoli. Che ha niente di meno annunciato la secessione.
Riepiloghiamo la vicenda, che ha il sapore ruspante di una bega di provincia, ma il retrogusto amaro di un pasticcio universale. Il 17 e 18 ottobre prossimi si vota in Molise, la seconda più piccola Regione italiana, dove però l’Idv è piuttosto forte essendo il territorio natale del padre padrone (mai definizione fu più calzante) del partito, Di Pietro senior. Escono le liste dei candidati e anche i meno attenti notano la presenza di Di Pietro junior tra coloro che concorrono a un seggio di consigliere regionale. Operazione forse discutibile, ma non nuova né illegittima. Ma al circolo dell’Idv di Termoli, principale città costiera del Molise, decidono di non farla passare liscia. I componenti vergano un comunicato di fuoco, parlano di «risentito dissenso a tale candidatura», fanno riferimento a precedenti illustri di nepotismo «regionale» nella parte politica avversa (in particolare Renzo Bossi e Nicole Minetti) e annunciano («seduta stante») l’addio in blocco al partito. Ma non alla coalizione: «Gli stessi componenti confermano la loro appartenenza al centrosinistra, con l’auspicio che le prossime elezioni Regionali possano essere occasione di un reale cambiamento della politica nel Molise».
Una lettera un po’ in stile Totò e Peppino che però nasconde una faida locale al calor bianco. Secondo il segretario regionale dell’Idv, Pierpaolo Nagni, infatti tanto zelo moralistico nasconderebbe l’insoddisfazione dei termolesi per non aver visto candidato l’uomo che avrebbero voluto, operazione che secondo Nanni avrebbe avuto le stimmate del «ricatto»: «Volevano imporre - spiega Nagni - il nome di un candidato che, pur sollecitato in altre circostanze elettorali a correre con Idv, ha sempre scelto di non voler fare nessun percorso con l’Italia dei Valori per poter conservare la sua autonomia». Al suo posto è stato candidato Antonio D’Ambrosio che, spiega Nagni, «pur provenendo da un altro partito politico ha deciso di intraprendere con noi un discorso di lunga durata». Insomma, «attaccarsi al nome di Cristiano Di Pietro che, tra l’altro, fa politica da tanto tempo, è solo un triste tentativo di spostare l’attenzione», conclude Nagni.
E papà Di Pietro? A passare per «familista amorale» non ci sta. E in un’intervista al settimanale La Voce del Molise si difende: «Mio figlio ha fatto e deve fare tutte le trafile, al pari degli altri. Non potrà mai ottenere, almeno fino a quando sarò vivo io, un posto in nome o per conto del partito, con listini e quant’altro. Quando Cristiano ha chiesto di fare politica - prosegue l’ex pm - gli ho detto che doveva cominciare dal basso: consigliere comunale, e lo ha fatto per cinque anni chiedendo il voto sulla sua persona, poi consigliere provinciale, e lo ha fatto per cinque anni chiedendo il voto sulla sua persona, oggi per fare il consigliere regionale dovrà chiedere la fiducia sulla sua persona e sulle sue capacità». Pare ignorare, Di Pietro, che come dimostrano le precedenti elezioni del figlio, nelle urne il cognome conta eccome. Specie se è lo stesso del boss. Senza «i» finale.