LA PUSTERLA di Sant’Ambrogio Due archi del Mille da riscoprire

Luciana Baldrighi

«Impacchettata» dal Comune per essere ristrutturata l’antica Pusterla di Sant’Ambrogio in posizione prospettica rispetto al grande sagrato della Basilica, torna agli antichi splendori dopo quasi due anni di lavori eseguiti dal Comune di Milano.
Un arco eretto nel 1117 del quale si era già occupato del suo ripristino e della sua valorizzazione l’architetto Luca Beltrami, artefice nei primi anni del Novecento del capoluogo lombardo e del suo piano di recupero ambientale, dal Castello sforzesco a piazza della Scala, dalla Palazzina della Permanente fino alla Sinagoga Guastalla.
La Pusterla, inserita tra la torre del Museo della tortura e una torre medievale è stata «riconsacrata» sapientemente in occasione delle festività dedicate a Sant’Ambrogio, vescovo di Milano; un’ulteriore occasione di pellegrinaggio religioso e turistico per tutti quanti già conoscevano questo tempio ubicato tra piazza Sant’Ambrogio, via De Amicis e via San Vittore. Una scoperta, invece, per chi passava inosservato sotto i suoi archi a volta artisticamente collocati tra il tardo romanico e il primo gotico fatti in mattoni, pietre e marmi. Un mosaico di materiali che ora ripuliti e restaurati mettono in evidenza maggiormente le tre statue racchiuse nel tabernacolo.
Il Museo della tortura è a forma di parallelepipedo sempre in laterizi e più alto dell’altra torre. Tra i due lati della Pusterla, proprio al centro dei due archi, si trovano le statue di Sant’Ambrogio al centro con i Santi sepolti nella Basilica, Gervaso e Protaso. Il tabernacolo voluto da Galeazzo Visconti nel primo progetto doveva volgere verso via De Amicis.
Il Muro del convento di Sant’Orsola, ora Scuola delle Orsoline fa da cornice alla Pusterla. La sua posizione proprio di fronte alla Basilica romanica e con alle sue spalle il Castello Cova opera dell’architetto Alfo Coppedè (1910), in pietre e laterizi proprio a volere riprendere i motivi della Pusterla, fa di quest’angolo di Milano una vera e propria area da salvaguardare.
Tempo fa erano piovute denunce dai cittadini per la caduta di alcuni mattoni e per il fatto che la Pusterla si era trasformata in una latrina a cielo aperto e in un deposito di rifiuti, birre, cartacce e dormitori per barboni, poco illuminata anche la notte non solo rappresenta un pericolo ma perchè il buio può indurre in cattive tentazione malavitosi o disperati alla ricerca di un rifugio per dormire.
Per evitare che la bella Pusterla di Sant’Ambrogio riprenda a essere un vespasiano pubblico e una discarica di rifiuti, l’intero quartiere e la Basilica stessa si augurano che possa essere illuminata a dovere specialmente ora che a pochi passi stanno scavando un enorme cantiere per creare cinque piani sotterranei di garage sulle rovine dell’antico cimitero romanico: in un accordo con il Comune ancora firmato da Albertini era stato convenuto con la Società Mangiarotti firmataria degli scavi tanto discussi che portano la firma del progetto dell’architetto Anna Giorgi che il restauro fosse a spese della Borio Mangiarotti di De Albertis, titolare dell’impresa. Peccato che la città ormai invasa dalla febbre dell’«industria dei parcheggi» sia arrivata fino in quest’angolo di Milano, il più antico, ricco di storia e di memoria e talmente piccolo per ospitare ecomostri moderni. Allora perchè si chiederà anche il povero Sant’Ambrogio c’era da disturbare tanta bellezza fatta di pietroni, lastroni, un sottosuolo fatto di volte, tombe, vasi, cimeli, rimossi a colpi di ruspe gigantesche dove un tempo c’era persino il Palazzo dell’Imperatore proprio dove oggi domina la «Colonna del Diavolo». Chissà che non sia proprio quella che alla fine scongiurerà un altro disastro d’arredo urbano. A difesa di tanta bellezza gli architetti Cini Boeri, Zucca, Caccia Dominioni, Parodi, Albini e l’avvocato Testori, tutti abitanti nella piazza dedicata al Santo, alla voce dei quali si sono uniti anche Gardella, Gregotti, lo Studio Rossi, Quattoassociati, Ansacher e l’assessore Vittorio Sgarbi che ha chiesto alla sovrintendenza una revisione e nuovi scavi.