Putin avverte l’Occidente: anche Medvedev è un duro

Il presidente russo uscente alla Merkel: «La Nato vuol prendere il posto dell’Onu, ma noi non ci stiamo»

Sempre, ancora Vladimir Putin, che mette in guardia l’Occidente: «Sbaglia chi pensa che il rapporto sarà più facile con il mio successore Dmitri Medvedev». Il messaggio è inequivocabile perché pronunciato in presenza del presidente in pectore e del leader occidentale che più di ogni altro crede al dialogo con il Cremlino, il cancelliere tedesco Angela Merkel.
Domenica sera è stata la prima a complimentarsi con il vincitore delle elezioni, ieri la prima a incontrarlo. Il governo tedesco è convinto che, nonostante rapporti sempre più tesi con Mosca, sia possibile una svolta, ovvero che Medvedev sia davvero, se non un liberale, perlomeno un moderato.
Molti ricordano il precedente proprio di Putin, che nel Duemila veniva descritto come una marionetta nelle mani del clan Eltsin e che invece si è dimostrato un leader a tutti gli effetti. Ora il nuovo capo del Cremlino potrebbe fare altrettanto con il suo mentore. Le premesse, però, non sono incoraggianti. Ieri Medvedev aveva l'opportunità di lanciare perlomeno un segnale di disponibilità. E invece nulla: è rimasto allineato, sottomesso, quasi impalpabile durante l'incontro nella splendida cornice del castello di Maindorf, una delle residenze del Cremlino. Tutti gli occhi erano per lui e invece a dominare la scena è stato Vladimir Putin, più che mai mattatore.
Nel giorno della festa della donna ha offerto, galantemente, un mazzo di fiori alla Merkel e non sono mancati sorrisi e cortesie. Ma sui temi politici non ha concesso nulla. Anzi, ha rincarato le accuse, in particolare contro la Nato: «Si ha l'impressione che voglia sostituirsi all'Onu, ma è poco probabile che l'umanità sia d'accordo». E ancora: «In questo contesto il potenziale per un conflitto non può che aggravarsi». Parole pesanti, tanto più significative se si considera che sono state pronunciate poche ore dopo un colloquio telefonico con il presidente americano George Bush. La crisi sullo scudo spaziale che Washington vuole e Mosca rifiuta è destinata a peggiorare. Poi il Kosovo: Mosca riconoscerà il nuovo Stato «solo nell'ambito del diritto internazionale», dunque per ora non se ne parla.
Ma le frasi più significative sono quelle pronunciate sul suo successore. Innanzitutto, è interessante il protocollo: Putin e la Merkel si sono incontrati inizialmente faccia a faccia parlando, verosimilmente, in tedesco e solo in un secondo momento è stato ammesso il presidente in pectore, che stringendo la mano al cancelliere ha affermato, scherzosamente: «Oggi lei ha già svolto le trattative, questo facilita il mio compito». Poi Putin ha avvertito l'ospite tedesco e l'intero Occidente di non fare affidamento su un presidente più malleabile: «Dmitri è un patriota russo, nel senso migliore del termine, non meno di me. Lavorare con lui non sarà affatto più semplice per voi». Medvedev al suo fianco è rimasto zitto, impassibile. Se bluffa è davvero un maestro.
La Merkel ha ripreso le affermazioni del leader uscente e, rivolta a Medvedev, ha replicato: «Avrei voluto dire, ma non l'ho detto, che spero non sarà più complicato». Poi allusioni sul futuro ruolo di Putin, destinato a diventare primo ministro: «Spero che questo non sia il nostro ultimo incontro, ma per me è l'ultimo in questo ruolo», ha detto lui. «La parola addio mi suona strana», ha risposto lei.
Schermaglie che, apparentemente, non scoraggiano la Merkel: «Per Medvedev le porte della Germania saranno sempre aperte», ha ribadito prima di congedarsi. Come dire: se dopo l'insediamento del 7 maggio dovesse sottrarsi alla tutela di Putin sa su chi fare affidamento.