Putin a Bush: "Scudo comune o guerra fredda"

Il Cremlino propone un sistema difensivo congiunto tra russi e Nato. In caso contrario Mosca punterebbe i suoi missili sull’Europa occidentale. A pochi giorni dal vertice del G8, zar Vladimir ribadisce il suo no alle postazioni militari degli Usa in Polonia e Repubblica Ceca

Putin minaccia, il suo ministro della Esteri precisa e offre un compromesso; il tutto a poche ore dal vertice del G8 in Germania, che sembrava di routine e che invece sarà probabilmente decisivo per capire se il mondo si trova all’inizio di una nuova guerra fredda o solo di fronte a una delle tante crisi che da qualche anno punteggiano, inasprendole, le relazioni tra Mosca e Washington.
La ragione del contendere è nota: l’America intende creare uno scudo missilistico nell’Europa dell’Est, in Polonia e nella Repubblica Ceca. Ufficialmente per prevenire minacce che potrebbero venire da Paesi lontani, da terroristi, ma il Cremino è persuaso che le nuove installazioni militari siano rivolte proprio contro la Russia. E pretende che l’America faccia un passo indietro.

Da alcune settimane Putin moltiplica gli avvertimenti, innanzitutto contro gli Usa, accusandoli di lanciare «diktat imperialisti» non dissimili «da quelli del Terzo Reich»; ma da qualche giorno anche contro gli alleati europei della Nato, per spaventarli e dividere l’Occidente, vanificando così i progetti statunitensi. Il presidente russo ha lanciato l’affondo domenica mattina, concedendo un’intervista ad alcuni giornali del Vecchio Continente, in cui ha affermato che se lo scudo si farà, il Cremino darà ordine di puntare i missili nucleari anche contro le città europee, come avveniva ai tempi dell’Urss; risvegliando così lo spettro della distruzione totale. Uno scenario apocalittico, che, però, si può ancora scongiurare. Parola del suo ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, che poche ore dopo, in un’intervista all’agenzia Interfax si è detto pronto a riprendere i colloqui con la Nato su uno scudo anti-missile congiunto.

«Per noi è evidente che difendersi da minacce inesistenti non ha senso», ha detto Lavrov; dunque «sarebbe meglio riprendere i lavori all’interno del Consiglio Nato-Russia sulla creazione di un teatro di difesa missilistico». Come dire: se davvero l’America è in buona fede lo dimostri associando Mosca ai suoi programmi. Se invece è in malafede sappia che «il suo Paese non esiterà a sbarazzarsi delle minacce derivanti dal dispiegamento missilistico statunitense».
Che cosa intenda per «sbarazzarsi» non lo spiega. Una nuova guerra? Bombardamenti mirati preventivi? Nemmeno Putin si era spinto tanto avanti con le minacce. Quello di Lavrov è quasi certamente un bluff, ma in questo momento utile per far salire la tensione.

La parola passa agli Stati Uniti, che tacciono, ma non sembrano intenzionati a tornare sulle proprie decisioni. George Bush questa mattina parte per l’Europa e la prima tappa del suo viaggio nel Vecchio Continente è quanto mai significativa: Praga, ovvero la capitale di uno dei Paesi destinati ad avere un ruolo di primo piano nel futuro scudo spaziale. La Casa Bianca continua a minimizzare le minacce russe e resta persuasa che gli incontri fra i due leader saranno sufficienti per tranquillizzare il Cremlino. Bush incontrerà Putin dapprima in Germania, durante il vertice del G8, sia in seduta plenaria sia faccia a faccia. Poi lo rivedrà ai primi di luglio, ricevendolo nella sua residenza nel Maine.

Ufficialmente nessun esponente dell’Amministrazione ha risposto a quelle che vengono considerate «inutili provocazioni», con la sola eccezione della Rice che la settimana scorsa ha avuto un diverbio in pubblico con Lavrov. Dietro le quinte, però, cresce l’irritazione e non è un caso che un funzionario del Dipartimento di Stato si sia sfogato con un giornalista del New York Times, manifestando sconcerto e preoccupazione per le pretese del Cremlino.

Washington insiste nel spiegare che lo scudo rientra in un disegno strategico di lungo periodo, in cui le minacce all’ordine internazionale verranno da Paesi terzi, come l’Iran. Gli americani continuano a considerare la Russia un Paese amico, che pertanto non deve temere nulla. Anche Putin reitera i suoi sentimenti nei confronti degli Stati Uniti; in realtà di Bush non si fida più. E non da ieri.