Putin inamovibile: «Non lascerò la politica»

Ha parlato per tre ore e trenta minuti, rispondendo a 65 domande. Un record. A Vladimir Putin il potere piace e, a giudicare dalla sua prestazione di ieri durante la tradizionale conferenza stampa di inizio anno, non ha intenzione di uscire di scena. D’altronde lo ha ammesso lui stesso: «Nel 2008 scadrà il mio secondo mandato al Cremlino, ma continuerò a svolgere un ruolo politico». Come, resta un mistero. Ormai tramontata l’ipotesi di una modifica della Costituzione per permettere il terzo mandato consecutivo, Putin può percorrere altre strade, che ovviamente si guarda bene dal precisare, lasciando ai 1.232 giornalisti presenti al Cremlino il compito di decifrare le sue allusioni.
Innanzitutto: «L’ho già detto in più occasioni: non ci sarà un delfino», ha affermato solennemente, giurando di volere «elezioni libere» e che «svelerà le proprie preferenze solo a campagna elettorale iniziata». Tradotto, significa che Putin non si sbilancia tra i due candidati più accreditati, il vicepremier e alto dirigente della Gazprom Dmitrji Medvedev e il ministro della Difesa Segrei Ivanov. Perché? C’è chi sostiene che l’attuale capo dello Stato voglia piazzare un presidente-fantoccio, per continuare a regnare dietro le quinte e poi farsi rieleggere fra quattro anni. La Costituzione, infatti, lo permette. La seconda possibilità è che vada in porto l’unione tra Russia e Bielorussia. Il «piccolo Stalin» di Minsk, Lukashenko, si oppone e nemmeno il recente ricatto sul gas è riuscito a piegarlo; ma ieri Putin ha affermato «di continuare a credere nel progetto», che possibilmente andrebbe concluso entro l’anno. In tal caso, infatti, potrebbe candidarsi come presidente del nuovo Stato e, restare, legalmente, al Cremlino.
Nell’interminabile incontro di ieri Putin ha toccato molti argomenti di attualità.
Ancora metano. Lo «zar Vladimir» ha commentato favorevolmente l’idea di un’«Opec del gas», ma ha «negato di usare le risorse economiche del Paese come un’arma politica per raggiungere i nostri obiettivi di politica estera». Insomma, ha negato l’evidenza, come possono testimoniare, oltre alla Bielorussia, anche l’Ucraina e la Georgia. E ora pure la Grecia e la Bulgaria: Putin ha minacciato di «abbandonare il progetto dell’oleodotto Burgas-Alexandroupolis se Sofia e Atene non risolveranno subito le loro controversie».
Megli potenti che simpatici. La Russia «è in complesso soddisfatta» delle sue relazioni con la comunità internazionale, ma «ci importa di più difendere i nostri interessi nazionali che ottenere una facile popolarità cedendo». Insomma, Mosca continuerà a esercitare un ruolo di primo piano sulla scena internazionale.
Monito agli Stati Uniti. Putin ha accusato gli Usa di essere scorretti e ha affermato «che non resterà a guardare in caso Bush proceda con il progetto di installare un sistema di difesa antimissile in Polonia e nella Repubblica Ceca. «Questi piani non sono contro i terroristi o l’Iran, che non hanno missili balistici. Sono argomentazioni che non reggono e che pertanto produrranno una risposta asimmetrica ma efficace». Nuove tensioni in vista.
Crescere ancora. L’economia russa è in ottima salute, «ma c’è ancora molto da fare perché il Paese è ancora all’82% del livello toccato nel 1990». E soprattutto «non ha risolto il divario sociale tra molto ricchi e molto poveri». A beneficiare della ricchezza prodotta sono solo le élite ovvero i soliti noti.
Litvinenko? Contava poco. Per il capo del Cremlino l’ex agente del Kgb avvelenato a Londra con il polonio 210 «non aveva alcuna ragione di fuggire, non era al corrente di alcun segreto e non era una minaccia per il Paese». Litvinenko sarebbe morto per niente.
Il mistero Politkovskaya. Putin si è dichiarato «addolorato per ogni cronista che perdiamo, come Anna Politkovskaya e Paul Kelbino», dunque «bisogna proteggere meglio i nostri giornalisti». E i mandanti? Nessuna speculazione, «attendiamo i risultati delle indagini», che saranno lunghissime. Come tradizione.
Sì alla Torre Gazprom. L’Unesco si oppone al grattacielo di 400 metri che sfigurerà il centro di San Pietroburgo, ma a Putin piace perché «ci vuole aria fresca, bisogna dare nuovo impulso allo sviluppo economico della citta e lasciare un’impronta». Naturalmente «la decisione spetta alle autorità locali», dunque al governatore Valentina Matvienko, sua fedelissima. Quindi, salvo miracoli, lo sfregio verrà autorizzato.
I gay non fanno figli. Il presidente russo, evidentemente di buon umore, si è lasciato andare a diverse battute. «Rispetto gay e lesbiche - ha dichiarato - ma non contribuiscono a risolvere il problema del declino demografico». E ancora: «Le donne arrivano al potere perché gli uomini bigiano». Infine, ha confessato che quando è arrabbiato «si rivolge alla cagnetta Connie», un labrador nero, «che gli dà dei consigli molto buoni». Qualche giornalista ha perfino riso.