Putin lancia il «sesso patriottico» per frenare il crollo delle nascite

L’allarme del Cremlino: «È in pericolo la sicurezza nazionale»

Sesso per la patria. In questo mese, in vari luoghi della Russia, si stanno tenendo i campi dell’organizzazione giovanile «Nashi» (Nostri), sponsorizzata dal Cremlino. Le decine di migliaia di partecipanti ascoltano gli appelli alla procreazione lanciati su richiesta del presidente Vladimir Putin, preoccupato per il calo della popolazione, «pericoloso per la sicurezza nazionale». Nella patriottica campagna si spinge in avanti il sindaco di Ulyanovsk, città natale di Lenin, proclamando per il 12 settembre la «Giornata del concepimento»: un intero giorno di vacanza per le coppie affinché si dedichino con agio a concepire un bambino che, auspicabilmente, venga al mondo esattamente nove mesi dopo, il 12 giugno, festa nazionale. Per i partecipanti alla maratona nel talamo, onori e sostanziosi premi - costose auto, frigoriferi, tv, ingenti somme di denaro - alla nascita dei bimbi.
Non si equivochi. Non si tratta di orge o di festival dell’erotismo, né di campagne ufficiali per il sesso facile. È un’iniziativa collettiva animata da spirito nazionale davanti alla concreta prospettiva che la popolazione russa, in costante declino, si riduca presto di un terzo, scendendo dai 141 milioni di oggi a poco più di cento nel 2050. Come riferiscono i giornali, nei campeggi di «Nashi» si incoraggia a far sesso, ma all’insegna di impegni seri: i giovani che flirtano sono sollecitati a sposarsi lì, sul posto. Si hanno matrimoni di massa celebrati con festeggiamenti in tutto il campo, dopo i quali ai novelli sposi viene assegnata la tenda nuziale nell’«oasi dell'amore», uno speciale settore a forma di cuore, con un discorso del «kommissar», ovvero un funzionario dell’organizzazione, indicato con un termine dell’età sovietica: «Ricordatevi dei mammut! Si sono estinti - dice - perché non facevano sesso abbastanza. Ciò non deve accadere in Russia».
Pur nella festosità della sollecitazione alla procreazione patriottica, l'atmosfera è austera: proibiti preservativi e anticoncezionali; per le ragazze, banditi reggiseni sexy e tanga «perché fanno rischiare la sterilità», distrutti sotto i loro occhi e sostituiti con monacali mutande e materni reggipetto d'antan. «Nashi», che raggruppa giovani universitari e delle scuole superiori, si ispira ai valori indicati da Putin: spirito nazionale per la Grande Russia, sostegno alla sua «democrazia guidata», diffidenza se non ostilità verso l’Occidente, specie gli Stati Uniti. Organizzata su modello del Komsomol, la lega dei giovani comunisti di età sovietica, con la sua nomenklatura interna dei «kommissar», «Nashi» è anche scuola di preparazione con prospettive di carriera politica o dirigenziale nelle grandi imprese degli oligarchi vicini al Cremlino, o di proprietà statale come Gazprom.
A Ulyanovsk è il terzo anno che con crescente successo si tiene il 12 settembre la «Giornata del concepimento». Aderiscono oltre 500 coppie. Nel giugno scorso, premiate quelle che il 12 hanno avuto un figlio. Il primo premio è andato a una coppia che aveva già altri due bambini: un Suv «Patriota», premio speciale a una madre che ha voluto il cesareo per far nascere il pupo nel giorno della festa nazionale.
Putin ha denunciato il calo della natalità non per motivi religiosi, ma economici e militari. Ha parlato di «potenziale minaccia all’integrità e alla sicurezza dello Stato», lanciando una campagna per l’incremento delle nascite, con sussidi di 50 dollari al mese per ogni figlio e premi in servizi di circa 10mila dollari per il terzo. Non ha trattato però il costante aumento della mortalità e l’accorciamento della vita media, che in gran parte del mondo invece si allunga. L’aspettativa di vita è scesa nel 2003 a 67,66 anni, ponendo la Russia al 140° posto nel mondo; nel 2007 è previsto che cali a 65,87. Il tasso di natalità è passato da 2,08 nel 1990 a 1,17 nel 2004; quello di mortalità è salito da 10,7 nel 1988 a 16,3 nel 2004. Per 16 persone che muoiono nascono solo 10 dieci bimbi. Dagli inizi anni ’90, la popolazione russa diminuisce ogni anno di 700mila persone: il più pesante calo demografico al mondo in tempo di pace. Nella superpotenza dell’energia, come osserva lo scrittore Viktor Erofeev, «la morte trionfa sulla nascita».