Putin: la Nato allargata è un muro di Berlino

Sul magnate Khodorkovskij, in carcere da anni: deciderà Medvedev in base alla legge

da Mosca

Attacca la Nato per la sua politica di allargamento paragonandola ad un nuovo muro di Berlino: nell’intervista concessa a Le Monde durante il suo viaggio in Francia, il premier russo Vladimir Putin parla di difesa e politica internazionale come se fosse ancora il presidente, pur assicurando che «il presidente, oggi, è Medvedev».
«Allargare la Nato significa erigere nuove frontiere in Europa, nuovi muri di Berlino, stavolta invisibili ma non meno pericolosi», ammonisce Putin, rispondendo a una domanda sull’eventuale ingresso nell’Alleanza Atlantica di Georgia e Ucraina. Il premier osserva che la Nato continua ad esistere nonostante la caduta dell’Urss. «Ammettiamo - argomenta Putin - che la Nato debba lottare contro le nuove minacce: la proliferazione nucleare, il terrorismo, le epidemie, la criminalità internazionale, il traffico di stupefacenti. Pensate che si possano risolvere questi problemi in seno a un blocco militare-politico chiuso? No. Devono essere risolti sulla base di una vasta cooperazione, con un approccio globale e non seguendo la logica dei blocchi», che «conducono a una limitazione della sovranità di tutti i Paesi membri con l’imposizione di una disciplina interna, come in una caserma».
Putin teme che l’adesione di Tbilisi e Kiev all’Alleanza Atlantica si traduca «nell’installazione di sistemi missilistici che ci minacceranno». Intanto il Cremlino prosegue nelle pressioni sulla Georgia: ieri sono stati inviati altri 400 militari nella regione separatista dell’Abkhazia dove è già dispiegato un contingente di 2.500 soldati russi sotto l’egida dell’Onu per monitorare il cessate il fuoco sancito nei primi anni Novanta fra gli indipendentisti e Tbilisi. Immediata la reazione della Georgia che denuncia «l’annessione finale» dell’Abkhazia da parte della Russia.
Putin si è anche espresso in difesa dell’Iran («non sta perseguendo la ricerca dell’arma nucleare») e sul caso Khodorkovskij: a suo dire il magnate russo in carcere da anni potrebbe godere di una riduzione della pena, «ma deciderà Medvedev nel rispetto della legge».