Putin: "La Nato ci minaccia ma la Russia si difenderà"

Nell’ultimo discorso da presidente il numero uno del Cremlino attacca: "L’Occidente ha dato il via a una nuova corsa al riarmo. Per reagire possiamo solo potenziare le forze armate"

Mosca - Lo sguardo insolitamente stanco, per qualcuno addirittura malinconico: quello di ieri è stato l’ultimo discorso presidenziale di Vladimir Putin davanti alla nomeklatura del Paese, riunita al gran completo, uno dei saloni più sontuosi del Cremlino, quello di San Giorgio. C’erano tutti: deputati, ministri, governatori, imprenditori, petrolieri, alti dirigenti pubblici. E tra loro, naturalmente, anche Dmitry Medvedev, l’erede designato, che ha seguito la cerimonia impassibile, senza lasciar trapelare sul volto reazioni di assenso o di dissenso, via via che il capo dello Stato, suo grande amico, parlava.
D’altronde ieri Putin si rivolgeva a lui. Il suo è stato un discorso alto, d’addio, nel quale ha tracciato gli obiettivi della Russia da qui al 2020.

Sul fronte interno, tutto bene, almeno in teoria. Il presidente, che lascerà la carica dopo le elezioni del prossimo 2 marzo, ha esaltato le riforme varate negli ultimi otto anni, che hanno permesso al Paese di trasformarsi da debitore in creditore e di accumulare una ricchezza gigantesca. Putin non ha dubbi: questa strada non va abbandonata anche se, indirettamente, ha ammesso che molto resta da fare, in una Russia dove milioni di persone continuano a vivere in condizioni di povertà estrema e dove gli uomini muoiono mediamente a 58 anni; come accade solo nei Paesi del Terzo Mondo.

Ma, ripreso dalle telecamere, che hanno trasmesso l’allocuzione in diretta, Putin ha riservato i passaggi più forti agli Stati Uniti, usando ancora una volta toni da Guerra Fredda. L’accusa è pesante. «È chiaro che nel mondo è iniziata una nuova corsa al riarmo; ma non è colpa nostra, non siamo stati noi ad iniziarla». Putin osserva che «nazioni sviluppate hanno sfruttato la loro supremazia tecnologica, stanziano budget colossali - molto superiori a quelli russi - per creare nuovi sistemi difensivi e offensivi». E, dunque, Mosca «per garantire la sicurezza nazionale, deve elaborare una nuova strategia di sviluppo delle forze armate».

Il riferimento è allo scudo spaziale che gli Usa intendono costruire in Polonia e nella Repubblica Ceca e a cui il Cremlino si oppone veementemente. È una misura contro gli Stati canaglia, assicura da tempo Washington; no, è una misura antirussa, replica Mosca. «La Nato si espande e si avvicina ai nostri confini. Abbiamo chiuso le nostre basi a Cuba e in Vietnam, e che cosa abbiamo ottenuto? - ha chiesto polemicamente Putin - Nuove basi americane in Romania e Bulgaria. Questo non è un atteggiamento costruttivo e ci troviamo costretti a intraprendere i passi necessari». Quali? «Un esercito moderno e nuove armi, più sofisticate di quelle degli altri Stati».

Ma la questione non è solo militare, perché nel mondo c’è «chi invidia il nostro gas e il nostro petrolio» e «tenta di ottenere accesso alle nostre risorse con interferenze illegittime e immorali». Il riferimento è, ancora una volta, agli Stati Uniti, che ieri non hanno replicato. La Nato invece, sì. «Stia calmo e abbassi i toni della retorica», hanno dichiarato nel pomeriggio i ministri della Difesa della Nato, ma Putin non ci sente. E in serata mette l’Ucraina con le spalle al muro: o salda il debito con la Gazprom o da lunedì niente gas. Tanto per cambiare.