Putin: "No allo scudo spaziale o riarmo"

Mosca si ritira dal trattato sulle forze convenzionali in Europa, firmato da Gorbaciov nel 1991. Il Cremlino: &quot;Troppe ingerenze in Russia&quot;. Risposta Usa con <strong><a href="/a.pic1?ID=173855" target="_blank">Gates e la Rice:</a></strong> &quot;<strong><a href="/a.pic1?ID=173855" target="_blank">Necessaria una difesa antimissili</a></strong>&quot;

Vladimir Putin sceglie l’ottava e ultima (a suo dire) allocuzione all’Assemblea federale russa, una sorta di Discorso sullo stato dell’Unione come lo fanno per tradizione i presidenti americani, per picchiare duro sulla questione dello scudo missilistico Usa in Polonia e Repubblica Ceca e più in generale per lamentare un atteggiamento di ingerenza negli affari russi da parte delle potenze occidentali.
Il presidente, che già due mesi fa a Monaco di Baviera aveva rispolverato il vocabolario della guerra fredda parlando di «imperialismo americano», ha accusato la Nato di aver violato le clausole del Trattato sulle forze convenzionali in Europa (Cfe, siglato nel 1991 da Gorbaciov per l’allora Unione Sovietica) e ha detto che il progetto di Washington per lo scudo missilistico in Europa orientale potrebbe solo peggiorare la situazione. Per questo ha annunciato una moratoria del Cfe: «Se non ci saranno progressi - ha detto al migliaio di rappresentanti del mondo politico e istituzionale russo che lo ascoltavano - suggerisco di esaminare la proposta di uscire dall’accordo e vi chiedo di sostenerla». Putin ha anche chiesto - con una mossa che è parsa mirata a spiazzare gli Stati Uniti - che anche l’Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica (Osce) discuta del dislocamento in Europa di elementi dello scudo spaziale americano.
Subito dopo la forte presa di posizione di Putin, una fonte del Cremlino ha dato alla Nato un anno di tempo per ratificare il Cfe, trascorso invano il quale Mosca rinuncerebbe ai suoi obblighi riaprendo di fatto una corsa al riarmo. Va chiarito che dopo la caduta dell’Urss nel 1991, il trattato fu modificato nel 1999, ma che solo Russia, Ucraina, Bielorussia e Kazakistan hanno ratificato questa versione. Più tardi un altro funzionario ha tentato di ammorbidire i concetti: non si tratta di un ultimatum - ha detto Arkadi Dvorkovic -, puntiamo a una decisione concordata».
Le reazioni di Washington e della Nato non si sono fatte attendere. Il segretario di Stato Condoleezza Rice è stata molto chiara: «L’idea che dieci intercettori e qualche radar nell’Europa dell’Est possano minacciare la Russia - ha detto - è semplicemente assurda e tutti lo sanno». Poi ha invitato i dirigenti russi a rinunciare ad atteggiamenti che hanno il sapore sgradevole e stantio della guerra fredda: gli impegni sul trattato Cfe vanno rispettati da tutti, ha aggiunto. Quanto a Jaap de Hoop Scheffer, il segretario generale olandese dell’Alleanza Atlantica ha detto di aspettarsi delle spiegazioni da parte di Mosca e ha respinto al mittente le accuse di Putin secondo cui la Nato non rispetterebbe il trattato sul disarmo convenzionale.
Determinato a incoraggiare il risorgente spirito nazionalista russo e la volontà di recuperare il perduto ruolo di grande potenza, nel suo discorso Putin ha anche denunciato «il flusso crescente di denaro a favore di organizzazioni non governative straniere nel nostro Paese». Questo denaro, ha accusato, viene usato per favorire «un’ingerenza diretta nei nostri affari interni». «A non tutti - ha detto il presidente - fa piacere che il nostro Paese emerga e diventi sempre più stabile. Vi sono alcuni che con il pretesto dell’ideologia democratica interferiscono nei nostri affari interni. Si sta tornando all’era coloniale quando si parlava del cosiddetto ruolo di civilizzazione degli Stati colonizzati». L’Occidente - ha precisato Putin riesumando ancora una volta un linguaggio che si sperava fosse consegnato al passato - «utilizza degli slogan sulla democratizzazione, ma lo scopo resta lo stesso: l’acquisizione in maniera unilaterale di vantaggi destinati ad assicurare i loro interessi».
Tutto questo veniva detto a Mosca mentre nelle stesse ore - coincidenza certo non casuale - a Oslo si apriva la conferenza ministeriale della Nato. Una riunione che si è trovata condizionata dalle accuse di Putin, al quale appunto il segretario generale De Hoop Scheffer ha chiesto spiegazioni, ricordando l’importanza che la Nato attribuisce al trattato Cfe. La discussione sul tema è stata rinviata al Consiglio Nato-Russia di ieri sera nella capitale norvegese: e qui il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov ha confermato la «sospensione» dell’applicazione degli effetti del trattato. Scheffer ha espresso «grande preoccupazione e rammarico».