Putin promette: governerò ancora E si «autonomina» primo ministro

Il presidente russo, a cui è vitetato un terzo mandato, si farà eleggere premier per poi tornare al Cremlino

Che cosa farà Putin quando avrà lasciato il Cremlino? Semplice, il primo ministro. E non è una voce diffusa dai media; ma un annuncio, che ha dato egli stesso al congresso del suo Partito, Russia Unita. Insomma, tornerà da dove era partito nel 1999, quando Eltsin lo nominò capo del governo, allo scopo di ritrovarsi tra quattro anni dov’è adesso, ovvero di nuovo al Cremlino. È un gioco dell’oca con un solo denominatore: il potere di cui Putin continuerà a beneficiare e che gli consentirà di continuare a governare la Russia. Negli ultimi mesi gli osservatori si sono chiesti quale piano stesse escogitando per aggirare la Costituzione, che vieta a un presidente di candidarsi per più di due mandati consecutivi, ma non gli impedisce un terzo mandato se intervallato.
Ora tutto è chiaro. Il 12 settembre Putin ha nominato a sorpresa un nuovo primo ministro, Viktor Zubkov, sconosciuto funzionario del ministero delle Finanze, prossimo alla pensione e di cui si conosce un solo merito: è un amico intimo di Vladimir, che qualche anno fa lo aveva piazzato alla testa del Servizio federale per il monitoraggio finanziario, l’ente che combatte il riciclaggio di denaro sporco e la fuga di capitali. Il giorno dopo la nomina, l’oscuro Zubkov ha dichiarato che «se i risultati alla guida dell’esecutivo fossero stati positivi, avrebbe pensato a una candidatura alle presidenziali del prossimo marzo». Naturalmente con la benedizione di Putin che, grazie alla sua notevole popolarità, può facilmente tirargli la volata. Allora si pensò che l’attuale capo del Cremlino si sarebbe accontentato di manovrare il suo uomo dietro le quinte. Insomma, Zubkov sarebbe stato un presidente-fantoccio, per quattro anni o forse addirittura meno, come ritengono alcuni analisti, che già pronosticano dimissioni anticipate.
Ieri la novità, inattesa. Un Putin in gran forma ha dichiarato ai delegati del suo partito, riuniti per l’avvio della campagna elettorale in vista delle legislative di dicembre, che «i consigli di chi mi vorrebbe primo ministro sono assolutamente realistici». Ma perché ciò accada sono necessari due requisiti: «Primo, Russia Unita deve ottenere la maggioranza assoluta nel nuovo Parlamento», il che già oggi è praticamente scontato, anche perché egli stesso sarà capolista. «Secondo, una persona perbene, capace e moderna e che possa fare squadra con me deve diventare presidente». Quella persona è Zubkov che, salvo colpi di scena, brucerà i due candidati finora più accreditati, il ministro della Difesa Serghei Ivanov o il vice-premier Dmitry Medvedev, ma di cui Vladimir evidentemente non si fida, forse perché entrambi giovani e ambiziosi. E Putin oggi è così potente da permettersi di manovrare a piacimento le istituzioni. Decide chi sarà il suo temporaneo successore e si autoproclama primo ministro, il che la dice lunga sullo stato della democrazia in Russia.
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