Putin tace sulla reporter uccisa gli Stati Uniti chiedono giustizia

Massimo M. Veronese

Anna ha lo sguardo bello e ti guarda seria seria ma soltanto da una fotografia. Sono in tanti a portare fiori e candele davanti alla sua casa di via Lesnaya, in silenzio, perchè la nausea ha tolto a tutti le parole di bocca. Anche il Cremlino non parla. Nessun commento, nessuna condanna, nessuna lacrima. Nella piazza rossa invece si sono ritrovati in cinquecento per gridare. Denunciano la repressione in Georgia, ci sono capi dell’opposizione, come Valery Borshev, ex dissidenti sovietici, come Lev Ponomarev, hanno tutti la stessa voce: «Avete ucciso la libertà di parola». Ce l’hanno con Putin. Che tace. Hanno eliminato la sua avversaria più feroce nel giorno del suo compleanno. Non si capisce bene se abbia gradito il regalo oppure no.
Per Anna Politkovskaya di certo era una giornata come le altre. L’ultima però. Prima che la freddassero con quattro colpi di pistola nell’ascensore di casa stava lavorando a un'inchiesta sui rapimenti e sulle torture in Cecenia, doveva uscire oggi, lunedì, sul suo giornale, la Novaya Gazeta. Aveva raccolto notizie, testimonianze, fotografie di corpi straziati, con i segni inequivocabili della tortura sulla pelle. Un atto d’accusa contro Ramzan Kadyrov, l’uomo forte di Grozny, il capo delle famigerate milizie cecene, benedetto dal Cremlino. Forse tra quegli appunti, conservati in un computer che la polizia russa ha sequestrato, c’è scritta la sua condanna a morte.
Delle indagini se ne occupa personalmente il Procuratore generale della Russia, Yuri Chaika. Si sbilancia appena, dice che la pista principale parte dalle inchieste di Anna, ma non esclude ipotesi meno scomode, tipo «un omicidio maturato in ambito domestico». C’è chi non si fida: «Non c'è nessuna speranza che le indagini in corso diano risultati, come del resto dimostrano casi precedenti», scuote la testa il segretario dell'Ordine dei giornalisti Igor Iakovenko annunciando un'inchiesta indipendente. La Novaya Gazeta, il giornale per cui lavorava la Politkovskaya, invece non ha dubbi: Anna è stata condannata a morte dalla sua ossessione, far luce sulla guerra in Cecenia. Anche se troppe cose non tornano: «Oggi non sappiamo chi e perché l’abbia uccisa - scrive il giornale - possiamo solo avanzare due ipotesi di massima. O è stata una vendetta di Ramzan Kadyrov, delle cui attività Anna ha scritto e parlato molto. O di chi vuole che i sospetti ricadano su di lui, che compiuti i 30 anni, può ora aspirare all'incarico di presidente». Troppo facile e troppo comodo insomma puntare dritti su Kadyrov che ieri, sincero o no, si è detto «sconvolto e addolorato dall’omicidio nonostante il lavoro della Politkovskaya non fosse sempre obiettivo». Qualcosa di utile potrebbe nascondersi nel filmato di una delle telecamere dell'ingresso del palazzo, inquadra il killer, un giovane vestito con un giubbotto nero e un cappello da baseball, e dalle impronte latenti da una pistola Makarov abbandonata sul luogo del delitto. «Anna non ha mai avuto niente a che fare con intrighi politici né con interessi economici di alcun tipo. Farla tacere era praticamente impossibile» la ricordano Dmitry Muratov e Vitaly Yerushinsky direttore e vicedirettore del giornale i cui azionisti, Mikhail Gorbaciov in testa, hanno stanziato una taglia di 25 milioni di rubli, quasi un milione di dollari, per chiunque saprà dare le informazioni giuste. Certo era una formidabile rompipalle, non aveva mai perso la voglia di vivere per un ideale, una ribelle disarmata e micidiale, nonostante due figli, tutto il suo mondo, ad aspettarla a casa.
In tanti ora chiedono chiarezza. L'associazione per la libertà di stampa Information safety and freedom che dice «chi parla di Cecenia in modo indipendente muore», l'Unione europea che ha chiesto alle autorità russe di avviare un'«indagine approfondita su un crimine ignobile» e soprattutto il dipartimento di Stato americano, mai così duro nel chiedere giustizia «e un’indagine veramente completa» al Cremlino: «Negli ultimi sei anni sono almeno 12 i giornalisti assassinati in Russia: gli assassini e le intimidazioni di giornalisti sono un affronto ai media liberi e indipendenti e ai valori democratici». Domani i funerali a Mosca, cerimonia laica, semplice. Per riempire di luce la piazza basterà una fotografia, seria seria ma con lo sguardo bello.