Putin vuol usare l’Iran come merce di scambio

La mossa punta a sostenere la controproposta di utilizzare una base azera

Qualcuno lo chiama bluff. Qualcun altro ricatto. Qualunque cosa sia, l’asso nascosto nella manica di Putin si chiama Iran. A metterlo sul tavolo ci pensa il fedele esecutore Serghei Lavrov. Senza troppi scrupoli il ministro degli Esteri russo ricorda agli Stati Uniti che un rifiuto delle controproposte sullo scudo spaziale formulate dal presidente Vladimir Putin al vertice del G8 metterebbe a repentaglio gli sforzi per fermare la corsa nucleare dell’Iran. «È necessario congelare lo sviluppo del sistema di difesa missilistica in Europa per un periodo di studio e analisi», dichiara senza troppi giri di parole Lavrov ricordando che altrimenti si rischia di «complicare seriamente» i tentativi dell’Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica) di far ripartire la trattativa sul nucleare con Teheran.
«In questo momento sono in corso dei lavori sotto la regia dell’Onu e dell’Aiea. Vogliamo chiarire tutti questi aspetti. Il dispiegamento dello scudo antimissile in Europa può complicare questi sforzi e mettere in questione la volontà dell’Iran a cooperare». Parole misurate, ma velenose come l’arsenico, di cui nessuno ignora il vero messaggio. I complessi e ambigui rapporti di Mosca e Teheran sulla questione nucleare sono da tempo al centro di colloqui e scambi riservati con Washington. La compagnia russa Atomstroiexport è il principale esecutore dei lavori di costruzione della centrale nucleare di Busher. La realizzazione è già al 95 per cento, ma Mosca ha di recente bloccato le maestranze invocando alcune inadempienze finanziarie della Repubblica islamica. Per molti osservatori internazionali l’improvviso blocco è anche frutto delle pressioni di Washington su Mosca. Se quel blocco venisse a cadere la centrale potrebbe incominciare a funzionare già nei primi mesi del prossimo anno, contribuendo ad accelerare la corsa iraniana al nucleare. Oltre a costruire Busher, Mosca è anche il principale fornitore di tecnologie nucleari, componenti missilistici e sistemi d’arma del regime iraniano. Una delle chiavi per bloccare la corsa al nucleare e al riarmo della Repubblica islamica è dunque nelle mani di Vladimir Putin, ma il presidente russo, fa capire Serghei Lavrov, si guarderà bene dall’usarla se gli americani non agevoleranno i suoi piani.
La mossa russa punta ovviamente a sostenere la controproposta sullo scudo spaziale avanzata al G8 da Vladimir Putin, ma lo fa con toni al limite della correttezza politica e personale. Il prossimo appuntamento utile per discutere quella proposta si presenterà infatti ai primi di luglio, quando il presidente russo sarà ospite dei Bush nella loro casa di famiglia di Kennebunkport. Pur di bloccare l’installazione dei nuovi sistemi radar nella Repubblica Ceca e fermare il dispiegamento dei missili intercettori in Polonia Putin sembra, comunque, disposto a rinunciare alla non più fresca amicizia con il presidente Bush. Resta da vedere se il compromesso russo, tutto basato sull’utilizzo congiunto di una vecchia stazione radar dell’Azerbaigian, sia praticabile. Secondo il segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer la stazione azera di Gabala rischia di non soddisfare le esigenze statunitensi e si trova, oltre tutto, troppo vicino all’Iran. Per Serghei Lavrov i radar di Gabala restano la scelta migliore sul piano militare, politico e tecnologico. «È una stazione di allerta assolutamente affidabile che già oggi fornisce molte informazioni su alcune ipotetiche minacce», sottolinea il ministro russo aggiungendo che «l’uso congiunto consentirebbe agli Stati Uniti di rinunciare al dispiegamento in Europa dello scudo di difesa e allo sviluppo delle sue componenti spaziali».
Il presidente russo Vladimir Putin, il cui mandato scade il prossimo anno, non esclude intanto di ricandidarsi alla guida del Cremlino nel 2012. «In teoria è possibile e la Costituzione non lo vieta - ha detto lo stesso Putin rispondendo ai giornalisti che a Heiligendamm ipotizzavano un suo ritorno sulla scena tra cinque anni -. C’è ancora tanto tempo - ha aggiunto Putin - e non ho neanche iniziato a pensarci». La Costituzione russa prevede un massimo di due mandati presidenziali successivi, ma non ne esclude un terzo dopo una sospensione.