Putin vuole il controllo dei minerali strategici

Dopo aver preso in mano il settore petrolifero ora punta a nickel, cobalto, rame, platino e palladio

da Milano

Dopo aver ripreso il controllo di una buona parte del settore petrolifero grazie all’incameramento di Sibneft e Yuganskneftgaz attraverso Gazprom, il Cremlino si preparerebbe a un altro colpaccio nel ghiotto campo delle materie prime: l’acquisto di Norilsk-Nickel, la prospera società che controlla grandissime miniere di nickel, cobalto, rame, platino e palladio.
Vladimir Potanin, un docile oligarca molto in buona con il presidente Vladimir Putin, è il padrone di Norilsk-Nickel e si dice che sarebbe pronto a farsi da parte. In cambio di un assegno da otto miliardi di dollari.
Le voci su una cessione della compagnia allo Stato hanno incominciato a circolare negli ambienti finanziari e politici di Mosca dopo che qualche giorno fa il consiglio di amministrazione di Norilsk-Nickel ha deciso la distribuzione di un grosso dividendo agli azionisti per i profitti accumulati da gennaio a settembre 2005. Nei mesi scorsi l’oligarca Roman Abramovic elargì dividendi ancora più generosi e inaspettati prima di vendere per 13 miliardi di dollari la sua compagnia petrolifera Sibneft a Gazprom, monopolista statale del gas.
Un politologo molto noto, Stanislav Belkovski, direttore dell’istituto di ricerca «Strategia Nazionale», dà per certo che Potanin cederà presto il suo impero ad Alrosa, una società controllata dal governo federale e dall’amministrazione regionale della remota Yakuzia.
Alrosa ha soldi a palate grazie all’estrazione e al commercio dei diamanti yakuti e mettendo le mani sulla molto più grande Norilsk-Nickel potrebbe trasformarsi in quella «grossa holding di livello internazionale» auspicata dal ministro delle Finanze, Aleksei Kudrin (un liberale, in linea di principio ostile alle prospettive di un massiccio ritorno dello Stato nell’economia). In effetti, nel quadro dei «meccanismi di de-privatizzazione» in atto nella Russia di Putin (meccanismi anche molto brutali come dimostra l’affare Yukos che passando per la criminalizzazione dell’oligarca Mikhail Khodorkovski ha permesso al Cremlino di inghiottire tutti i giacimenti di Yuganskneftgaz) una nazionalizzazione di Norilsk-Nickel appare perlomeno verosimile.
Per il gruppo dirigente che fa quadrato attorno a Putin le materie prime sono un’arma di enorme valore politico-strategico e che Norislk-Nickel possa fare gola non c’è dubbio. Basti pensare che il gruppo di Potanin (sempre pronto a finanziare a piene mani le più disparate iniziative culturali ed educative promosse dal Cremlino) possiede il 20% del nickel mondiale, oltre il 10% del cobalto, il 3% del rame.
Già in epoca sovietica per sfruttare al meglio quest’enorme bendidio fu costruito oltre il Circolo polare artico Norilsk, una città famosa per il fatto che dal primo dicembre a metà gennaio ci regna imperterrita la notte e il sole rimane 24 ore al giorno sotto l’orizzonte.