La Putzer risorge e torna gigante dopo quattro anni

La prima a non crederci è lei, Karen, che non sa più dove mettere quel sorriso, talmente largo che il suo piccolo viso non riesce a contenerlo. Ha vinto, ha rivinto, e quasi quattro anni dopo il gigante di Hafjell, finali di coppa 2003, è lei, per l'ottava volta in carriera, a guardare tutte dall'alto sul podio di Cortina, quel podio su cui era salita per la prima volta ad appena 19 anni per un terzo posto in superG, e poi ancora due volte, terza in gigante nel 2002 e nel 2003.
Altri tempi, altra vita. Karen Putzer allora era una giovane e promettente atleta polivalente che ambiva a diventare la numero 1 e che proprio nel 2003 aveva mancato di poco l'obiettivo finendo seconda nella classifica finale di coppa del mondo alle spalle di Janica Kostelic e davanti ad Anja Paerson. Ma poi, proprio nel momento più felice della sua carriera, qualcosa le si era rotto nel cuore, nella testa, anche nel corpo, con l'anca destra che aveva cominciato a fare male, con il team personale creato per farla vincere scioltosi fra mille polemiche, con l'etichetta di atleta scomoda cucitole addosso da un mondo che sembrava non capirla. Un inferno, dopo il paradiso. Ma lei non ha mai mollato. In silenzio, spesso da sola ma in realtà sempre supportata dalla federazione, lo scorso mese di maggio si è finalmente sottoposta all'operazione all'anca e poi si è rimessa al lavoro. Primi allenamenti sulla neve a settembre, prime gare in coppa Europa a dicembre in mezzo a ragazzine di dieci anni più giovani, poi l'esordio in coppa del mondo a Semmering, con un incoraggiante decimo posto. A Kranjska Gora ci riprova, ma va male, finisce nelle reti e ne esce acciaccata, mentre Nicole Gius torna sul podio e le dà una scossa all'orgoglio. E allora, altre dosi pesanti di allenamento e il ritorno anche in superG, proprio a Cortina, con un 46° posto che è davvero desolante per una che ha vinto 4 volte in coppa anche in questa specialità. Ma guai a mollare, guai a non crederci, e allora avanti per un'altra gara, il gigante di ieri, in un nebbione tremendo che si dirada dopo la discesa del primo gruppo.
Che sia la volta buona per il nostro trio di piccole grandi gigantiste, Gius, Putzer e Karbon, numero 23, 24 e 25 al via? Nicole chiude con il 4° tempo e sorride, tocca a Karen che fa ancora meglio, batte tutte ed esplode di gioia, e poi a Denise, quinta, che fa scivolare la Gius sesta. Più indietro ci sono anche la Moelgg, 10ª, e la Longhini, 19ª, mentre Nadia Fanchini piange in un angolo perché è uscita e rischia di non avere il posto nel quartetto mondiale.
«Al via della seconda manche ero un po' nervosa», dirà Karen Putzer, e come stupirsi? Era da quasi quattro anni che non si trovava a lottare per la vittoria... Ma una volta fuori dal cancelletto della prova decisiva, l'istinto naturale da vincente nata salta fuori e la piccola grande azzurra lotta come una belva su ogni porta, scendendo a memoria nella nebbia e nel tracciato che aveva mandato in crisi molte big. Karen scia ancora più veloce di tutte, persino della campionessa olimpica Julia Mancuso che sta vivendo un momento di grazia senza precedenti: da cinque gare non scende dal podio, ma ieri ha dovuto inchinarsi alla furia scatenata della Putzer per 41/100, mentre Denise Karbon, eccellente nella seconda manche, si ritrova terza a completare un podio troppo bello per essere vero. Come dicevamo ieri per il francese Dalcin, vincitore della discesa in val d'Isère, a volte vale la pena saper aspettare….