Il puzzle che incastra Formigoni al Pirellone

Il Carroccio punta alla presidenza e lo "spinge" verso Roma, ma senza
un ministero di peso anche stavolta potrebbe rimanere alla Regione.
Castelli: "Penso che alla fine starà qui".
Gelmini e Lupi: "Castelli ottimo nome, ma noi abbiamo il
doppio dei voti leghisti"

Formigoni va, resta, rimanda la decisione? Le domande sembrano esattamente le stesse rispetto a due anni fa, quando il governatore della Lombardia fu eletto al Senato e poi decise di dimettersi per tornare al trentesimo piano del Pirellone. Oggi, dopo essere stato ancora una volta votato come capolista del Popolo della libertà al Senato, si trova davanti alla stessa situazione. Lui, Roberto Formigoni, ostenta tranquillità e rimanda ogni decisione al premier in pectore: «La situazione è in mano a Berlusconi, che ha chiesto di avere un prospetto completo del quadro per fare le scelte migliori. Tutti sanno che le cose devono incastrarsi l’una con l’altra per permettere una soluzione definitiva che consentirà di sbloccare tutte le diverse situazioni. Una volta composto il quadro vedremo che cosa è meglio fare per ciascuno di noi». Ed è proprio l’«incastro», ovvero Formigoni a Roma e la Lombardia alla Lega, ciò che in questo momento appare difficile.
Mentre Formigoni prende tempo, Forza Italia lancia il nome di Gabriele Albertini come ostacolo sulla strada della Lega. A stroncare le ambizioni governative di Formigoni, arriva Gianfranco Fini. «I problemi si pongono quando sono reali» dice il presidente di An commentando l’ipotesi Albertini. E all’obiezione: «Se Formigoni andrà a Roma» replica: «Appunto, nel caso...». E anche l’ex ministro della Giustizia Roberto Castelli, ritenuto da tutti in pole position per la successione al Pirellone, prevede che tutto resterà com’è: «Continuo a pensare che Formigoni rimarrà in Regione». Un modo di dire che se la Lombardia non toccherà alla Lega, Formigoni non andrà a Roma.
Più volte la coordinatrice regionale azzurra, Mariastella Gelmini, ha ripetuto che «nulla è scontato» nella scelta del futuro governatore della Lombardia, e che tra le ipotesi ci sono anche le primarie chieste da Ignazio La Russa. Idea che non piace alla Lega, ma che ieri è tornato a caldeggiare anche Maurizio Lupi, rilanciando appunto la candidatura di Albertini: «Castelli è un ottimo candidato che stimiamo tantissimo. Ma anche il Pdl, essendo il primo partito in Lombardia con il doppio dei voti della Lega, può esprimere candidati di spicco, e Gabriele Albertini è tra quelli». È rimasto sul vago Formigoni: «Sarebbe un’ottima scelta, ho una grande stima di Gabriele Albertini. Tuttavia le decisioni si prendono all’interno della coalizione». Senza sbilanciarsi neppure sulla richiesta della Lega: «Chiedere è sempre lecito, dopo di che all’interno di una coalizione si decide insieme per il meglio. L’obiettivo deve essere sempre quello di governare al meglio il territorio».
Il Carroccio vuole la guida della Regione, che ritiene strategica, oppure come compensazione quattro ministeri ai quali è interessata anche An. Il primo vertice romano con Berlusconi e An si è risolto in un nulla di fatto e il Carroccio ha alzato il tiro: «Basta con le riunioni inutili, subito la lista dei ministri». Dichiarazioni che seguono quelle di Giancarlo Giorgetti, segretario della Lega lombarda: «Per noi il Pirellone vale più di qualsiasi ministro».
Il presidente della Regione, in ogni caso, ha già in mente l’eventuale momento del voto che cadrebbe in autunno: «La data più probabile per le elezioni, nel caso dovessi andare a Roma a ricoprire un incarico istituzionale, sarebbe quella dell’autunno». Ma tiene a sottolineare che nulla è deciso e anzi l’incastro non si è ancora risolto: «Non precorriamo i tempi, ogni soluzione è aperta».