Al Qaida adesso si vanta: «Irak università del terrore»

Per l’«emiro» al-Baghdadi sarebbe pronto un nuovo missile realizzato sul posto

L’Afghanistan è diventata una scuola di terrorismo? Allora l’Irak ne è l’università. Parola di esperto. Parola di Abu Omar al-Baghdadi, “Emiro dello Stato islamico in Irak”. Che dietro l’etichetta pomposa nasconde la sua vera ragione sociale: un’alleanza di gruppi terroristici sotto la guida del braccio iracheno di Al Qaida.
In un prolisso (42 minuti) messaggio audio diffuso ieri via internet, al-Baghdadi esorta gli avversari dell’Irak democratico a unirsi nell’azione e paragona i quattro anni «di occupazione e guerra santa» a un «corso» al termine del quale «si è laureata una nuova generazione di ufficiali dello Stato islamico in Irak», dotati di «un elevato grado di sapienza e devozione». Per questo, aggiunge, «dal punto di vista militare uno dei diavoli (così intendeva definire i suoi nemici) aveva ragione nel sostenere che l’Afghanistan è la scuola del terrorismo: ma allora l’Irak ne è l’università».
Tanto per aggiungere concretezza ai propri argomenti, l’“emiro” ha poi fornito quella che ha definito «una buona notizia per i credenti»: un missile denominato Al Quds-1 (sul quale non sono stati specificati dettagli di alcun genere) sarebbe «entrato in produzione militare nello Stato islamico», cioè nelle zone dell’Irak che i terroristi tengono sotto il loro controllo: quest’arma, a dare ascolto a Baghdadi, sarà presto a disposizione dei mujaheddin, i terroristi che quotidianamente insanguinano l’Irak con l’obiettivo, finora centrato, di negargli la stabilità politica e sociale.
Proprio ieri il ramo iracheno di Al Qaida ha rivendicato la presunta uccisione di venti tra soldati e poliziotti iracheni che erano stati sequestrati sabato scorso. La strage sarebbe stata compiuta dopo il rifiuto da parte del governo di liberare tutte le donne detenute nelle carceri del Paese. Il sito web su cui è apparso l’annuncio dell’imminente esecuzione del gruppo di ostaggi prometteva che avrebbe presto fatto seguito un video, ma presto è arrivata la smentita del ministero dell’Interno: «È buffo - ha ironizzato il portavoce governativo - che parlino di rapimento, visto che la nostra polizia ha riferito che nessun agente manca all’appello».
In attesa di appurare se per i poliziotti si tratti di massacro o di farsa, un’altra categoria in Irak si trova invece indubbiamente nel mirino dei terroristi: quella dei barbieri. La loro colpa agli occhi degli integralisti musulmani in armi è quella di esercitare un mestiere che rende possibili «pratiche blasfeme che deviano dalla retta via»: in altre parole, tagliare i capelli corti e radersi la barba sarebbe un insulto al messaggio del profeta Maometto, il quale notoriamente portava una barba incolta. Nei mesi scorsi numerosi barbieri di Bagdad e Mosul erano stati costretti a chiudere i propri esercizi dopo aver subito attentati o pesanti minacce (ma non sono mancati casi di omicidio), adesso tocca ai loro colleghi di un’altra città del nord, Kirkuk. Ieri la polizia locale ha riferito dell’irruzione di un gruppo armato in un negozio di barbiere: il titolare è stato ucciso, un suo cliente ferito. Domenica scorsa un altro barbiere era stato ferito e si era visto distruggere il locale. Innumerevoli i casi di minacce di morte in caso di mancata chiusura degli esercizi. Il terrore fondamentalista, come già in Afghanistan, passa anche attraverso il tentativo di limitare le piccole libertà individuali.