Al Qaida annuncia: uccideremo l’ambasciatore

Appello audio di Al Zarkawi alle donne: «Incitate i vostri mariti alla Jihad»

Fausto Biloslavo

L’ambasciatore egiziano in Irak, rapito sabato scorso a Bagdad, è stato condannato a morte dal tribunale islamico dei terroristi di Al Qaida. La sentenza dovrebbe venir eseguita con la decapitazione ed i tagliagole islamici minacciano gli altri ambasciatori «amici dei crociati e degli ebrei» di fare la stessa fine se resteranno in Irak. La condanna è apparsa su un sito Internet vicino ai terroristi, ma è difficile stabilire se sia autentica. L’unico dato certo è che dopo la rivendicazione del rapimento da parte dei tagliagole di Abu Musab Al Zarkawi, luogotenente di Al Qaida in Irak, i sequestratori hanno mandato in onda, sulla televisione araba Al Jazeera, le riprese di alcuni documenti dell’ostaggio. Non solo: lo stesso Al Zarkawi, con un messaggio audio propagandato dai forum integralisti, ha lanciato un appello alle donne a sostenere la guerra santa e si è scagliato contro Bush e gli sciiti.
«L’affilata spada contro l’ambasciatore infedele» è il titolo del comunicato-sentenza che pende sulla testa di Ihab al-Sharif, il diplomatico egiziano rapito. Il tribunale della Sharia, la legge del Corano, l’ha bollato come un «miscredente». «Chi combatte per un tiranno è un miscredente - spiega la delirante sentenza dei terroristi -. Il tiranno è come Satana e combattere per lui significa combattere per Satana. È noto che il tiranno d'Egitto (il presidente Hosni Mubarak, ndr) è il più miscredente tra i tiranni. Hanno inviato in Irak il rappresentante dell'Egitto per rispondere ad una richiesta del segretario di Stato americano Condoleezza Rice. Queste ambasciate non sono altro che centri di spionaggio per colpire i mujaheddin».
L’obiettivo è far dilagare il panico nell’ambiente diplomatico per mantenere l’isolamento del governo iracheno nel mondo arabo. L’incaricato d’affari del Bahrein, sfuggito ad un rapimento due giorni fa, è stato promosso al rango di ambasciatore, ma rimpatriato. L’ambasciatore del Pakistan uscito illeso da un’imboscata è stato trasferito ad Amman, la capitale della più sicura Giordania.
«I terroristi non stanno colpendo solo gli iracheni. Noi speriamo che la comunità internazionale rimarrà al nostro fianco per rafforzare il processo democratico continuando a svolgere il proprio lavoro in Irak», ha detto il primo ministro Ibrahim Jaafari invitando i diplomatici a rimanere a Bagdad. Lo stesso Al Zarkawi si è fatto vivo ieri con un messaggio audio apparso sui forum islamici in Internet. «Lancio un appello alle donne della nazione islamica in generale e a quelle irachene in particolare, dove siete voi in questo Jihad? Non vedete che gli uomini cavalcano i cavalli e imbracciano le armi per la Jihad? Perché non incitate i vostri mariti a combattere contro gli apostati?» è forse la parte più clamorosa del messaggio di Al Zarkawi. Nella propaganda di Al Qaida le donne non vengono viste come possibili «martiri», ma piuttosto come un appoggio ai mujaheddin, soprattutto a livello logistico o dal punto di vista dell’incitamento morale.
Nel messaggio Al Zarkawi si scaglia contro il «nemico di Allah, Bush» e sul piano interno il sanguinario terrorista lancia anatemi contro il governo iracheno. Ammette, però, che esistono divisioni fra i musulmani: «Hanno creato la Guardia nazionale (il nuovo esercito iracheno, ndr) per realizzare l'apostasia e combattere i mujaheddin sostenendo i crociati. Alcuni dei loro ulema hanno emesso delle fatwa (editti coranici, ndr) vietando di ucciderli (i soldati iracheni, ndr). Stiamo vivendo una vera e propria crisi che attraversa molti gruppi islamici. Una crisi che ci divide tra un nemico esterno e uno interno».
La minaccia più grave e concreta è la formazione delle «brigate Omar», sunnite, per contrapporle militarmente alla «brigata Badr», una formazione paramilitare sciita, che si costituì nell’esilio iraniano per combattere il regime di Saddam. Oggi le unità sciite, che erano il braccio armato dello Sciri, uno dei partiti di governo, sono confluite nell’Organizzazione Badr, che ufficialmente si sarebbe trasformata in un’associazione di volontariato. In realtà le milizie non sono mai state completamente sciolte e l’annuncio di Al Zarkawi fa temere un nuovo tentativo di scatenare la guerra civile in Irak.