Al Qaida cerca lo scontro con Hamas

Massimo Introvigne

Negli ultimi messaggi inviati da Al Qaida alle televisioni arabe c’è un elemento di novità che riguarda la Palestina. Al Qaida, che fino a ieri non aveva avuto che elogi per i fratelli terroristi palestinesi di Hamas, ora li critica. Annuncia la costituzione di una “Al Qaida Palestina - Brigate del Jihad nella Terra di Confine”, un nome ricalcato su “Al Qaida Mesopotamia - Brigate del Jihad nella Terra dei Due Fiumi”, assunto dai terroristi irakeni di Zarqawi dopo la loro dichiarazione pubblica di obbedienza a Osama Bin Laden.
Si tratta con ogni probabilità solo di qualche decina di persone, ma l’annuncio segnala una volontà di operare in proprio in Palestina, non limitandosi ad applaudire dall’esterno organizzazioni come Hamas, che dal canto suo, non ha mai voluto integrarsi nella rete di Bin Laden e dal 2004 ha condannato gli attentati di Al Qaida in cui sono morte vittime musulmane.
Nell’ultimo messaggio si presenta un «Consiglio dell’Ashura di Al Qaida Palestina», denominazione piuttosto pomposa se i seguaci di Osama nell’area sono in effetti nell’ordine delle decine. “Ashura” non è solo il nome della festa sciita che ricorda il martirio dell’imam Husayn nel 680 d.C. La parola significa “assemblea” e indica in diversi Paesi islamici organi consultivi o giuridici di alto livello. Nel linguaggio degli ultra-fondamentalisti l’espressione è sempre più usata per opporre l’assemblea tradizionale dei notabili dei primi secoli islamici ai parlamenti democratici eletti a suffragio universale e che votano a maggioranza, far notare le differenze fra i primi e i secondi, e dichiarare la democrazia costituzionale moderna illecita e incompatibile con l’Islam. Nel messaggio si legge che Hamas rischia di «cedere al concetto della democrazia e alla nozione di un governo palestinese scelto mediante elezioni generali». Ma la democrazia non va confusa con i «consigli dell’Ashura, che non traggono la loro legittimità da elezioni e che decidono per consultazione e non per voto a maggioranza». Per Al Qaida la partecipazione di musulmani a forme di democrazia moderna è «assolutamente proibita». Il vero scopo della democrazia in Paesi musulmani, prosegue il documento con un occhio rivolto all’Irak, è quello di «eleggere rappresentanti che promulgheranno leggi contrarie alla sharia», la legge islamica, e «doteranno il Paese di una Costituzione». Ma «tutti i Paesi retti da una Costituzione sono per definizione infedeli ed eretici, perché l’idea di una Costituzione non si trova nella sharia e ogni attività legislativa che esce dalla sharia è una forma di apostasia».
La pena per l’apostasia nel diritto islamico è la morte, e l’avviso che Bin Laden fa recapitare ad Hamas non è dunque semplicemente un consiglio amichevole. La notifica arriva a pochi giorni dal ritiro di Israele da Gaza, dove da una parte ci sono scaramucce per le strade fra militanti di Hamas e forze di polizia palestinesi leali ad Abu Mazen, dall’altra una diplomazia sotterranea è al lavoro per evitare che dopo il ritiro israeliano scoppi una guerra civile. L’alternativa è quella del coinvolgimento di Hamas, molto forte a Gaza, in un processo elettorale.
Ad Al Qaida non interessa se Hamas vinca o perda le elezioni in Palestina: non vuole che si tengano. Le elezioni nuocciono comunque alla causa del terrorismo, perfino se le vincono gli estremisti. La democrazia rischia infatti di fare scontrare l’estremista con la realtà, e in qualche modo di addomesticarlo. È questo che Al Qaida vuole evitare in Palestina.