«Al Qaida colpirà i centri finanziari d’Asia»

Erica Orsini

da Londra

Gli uomini di Al Qaida si preparano a colpire i grandi centri finanziari asiatici. A dirlo, in un'intervista al quotidiano britannico Financial Times, è stato uno dei più prestigiosi magistrati di Francia, Jean-Louis Bruguiere. Il giudice, che ha contribuito all'arresto di decine di terroristi, ha spiegato al giornale che in questo momento, più delle città statunitensi o europee, si trovano nel mirino dell'organizzazione criminale Sydney, Tokyo o Singapore, e che questi centri sono infinitamente meno preparati di quelli dei Paesi occidentali a un attacco terroristico.
Secondo Bruguiere, i governi australiano, giapponese e di Singapore stanno sottovalutando il problema. «In qualche modo - ha detto Bruguiere - non si tiene in dovuta considerazione la capacità o la volontà di al Qaida di destabilizzare la regione del Sud-Est asiatico e questo è un grave errore. Siamo in possesso di moltissimi elementi che ci fanno pensare che i Paesi di questa area geografica, in particolare il Giappone, possano essere uno dei prossimi obiettivi dei terroristi». Il giudice è apparso ansioso di attirare l'attenzione del pubblico sulla nuova minaccia di al Qaida in Asia, che sarebbe emersa chiaramente dalle ultime informazioni ottenute dai servizi segreti internazionali.
Bruguiere ha anche affermato che un attentato al cuore finanziario di Sydney o Tokyo potrebbe avere un significato altamente simbolico per il terrorismo. «Gli effetti sarebbero devastanti - ha detto il giudice - e metterebbero in crisi il recente boom economico di quelle regioni». Gli investitori perderebbero fiducia e tutta l'economia globale ne uscirebbe penalizzata. Singapore, soprattutto, sembra a Bruguiere un obiettivo molto vulnerabile, nonostante disponga di un'intelligence efficiente.
Bruguiere si è recato in Australia il mese scorso per interrogare Jack Roche, il terrorista che ha ammesso di aver pianificato gli attacchi di Sydney e di Canberra nel 2000. Il magistrato rimane fermamente convinto che non esiste abbastanza consapevolezza della minaccia terroristica. «Questa carenza - ha sottolineato - impedisce ai governi di approvare leggi speciali che consentano il rafforzamento dei servizi in grado di prevenire attentati». L'intervista al Financial Times ha suscitato l'immediata reazione di Tokyo. «Il governo giapponese collabora già con grande determinazione nella lotta contro il terrorismo internazionale - ha infatti dichiarato ieri il portavoce governativo Hiroyuki Hosoda - e ha messo in atto tutte le procedure affinché non si verifichino attentati sul territorio nazionale».